Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post

lunedì 27 luglio 2015

Ciao!

Eccomi ancora viva, nonostante abbia rischiato la vita più volte ultimamente! Dopo una vacanza rigenerante in Val D'Aosta e lunghissime marce sui monti delle mie parti (l'ultima ieri, dall'Altopiano delle Pizzorne fino al paese di Boveglio, Valleriana, 9 km di sali e scendi attraverso i boschi, ma si può anche fare meglio!). Le mie gambe mi piacciono un po' di più, ma il lavoro per tornare me stessa è ancora lungo, e non solo fisico... Periodo di batoste e lutti, non ho voglia di parlare e devo uscire da quell'abitudine tipica di chi frequenta i social network: se non lo  condividi allora il fatto non sussite! Per me non è così, so che mi capite! Quando poi arriverà l'ispirazione, poveri voi, ho centinaia di foto da farvi vedere!
Per ora... Ciao!
mad

Here I am still alive, although he risked his life several times lately! After a refreshing holiday in Val D'Aosta and long marches in the mountains of my areas (the last yesterday, from the plateau of Pizzorne to the village of Boveglio, Valleriana, 9 km of ups and downs through the woods, but you can also do better!). I like my legs a bit 'more, but work to go myself is still long, and not just physical ... Period setbacks and grief, I do not want to talk and I have to exit the' habit of those who attended social networks: if you do not share then the fact it did not happen! For me it is not so, I know you understand me! Then, when the inspiration comes, you poor, I have hundreds of photos to show you!
For now ... Hello!
mad
p.s. 
vi saluto meglio con IOSONOUNCANE... un grande!



sabato 5 aprile 2014

giovedì 6 giugno 2013

gran-mix

L'avrete capito, non sono in gran forma in questo periodo, diciamolo: sono un gran mix di malumori, ma non considero questo periodo negativo, semmai...una sfida.
Non sto a raccontarvi tutto, anche perchè poi c'è poco da raccontare e tanto da vivere (e sopportare)... Vi dico solo che, tra le cose non completamente negative,  per motivi vari abbiamo dovuto rivoluzionare un'altra volta la nostra alimentazione, traumatico non lo è per niente, io sono sulla strada giusta (volente o nolente!!!) da una vita, grazie alle mie "intolleranze alimentari", quindi continuo ad andare nella direzione giusta, a tavola, ma spero anche per altre cose un po' più "morali" (che poi magari verrà fuori che la Mad è una maledetta moralista, ma no e comunque nel moralismo la cosa peggiore è l'ipocrisia, ecc..ma direte voi, che c'entra col cibo?! NULLA, tranquille!)..
Stamani inizio la mia vita virtuale con un po' di shopping virtuale (ma va'!), era un po' che mancava dal mio blog...
Non aspettatevi colori primaverili o proto-estivi.
(e... ieri ho portato da H&M due borse piene di vestiti che non mettevo più, non è tanto per i due buoni ricevuti -e messi da parte- ma per sentirmi più leggera...
Che fa tanto bene!)
baci
mad
Retro pin-up black&white tailored dressLady skeleton cameo brooch50s pin-up high-waisted pencil skirt with side slit Ivory cat cameo necklace
Vintage ginger pinup and black cat necklaceVintage inspired dragonfly necklace

Black cat cameo broochLe Chat Noir necklace
Victorian couple necklace Glossy lace spider brooch






IL SOTTO_POST
guardando il calendario
e la Nostra Storia

2 giugno 1946- l'Italia, grazie alla storico referendum, diventa una Repubblica.


3 giugno 1944- Il sindacalista Bruno Buozzi (insieme ad altri 12 italiani e un inglese)viene trucidato dai nazifascisti in località La Storta (Roma). Il pluriomicidio e crimine di guerra verrà "archiviato" dalla DC nell'Armadio della Vergogna, insieme a 695 altri fascicoli, che resteranno nascosti fino al 1994.

4 giugno 1307- Fra Dolcino viene arso vivo a Vercelli, uccideva i ricchi per dare ai poveri.

5 giugno 1877- nasce Pancho Villa, uno dei più grandi capi rivoluzionari messicani.

6 giugno 1982-  Israele invade il Libano. E non sarà certo l'ultima volta...
  
la cartina mostra gli eccidi commessi dai nazisti e dai fascisti di Salò tra l'agosto 1943 e il maggio del 1945. Stragi tenute nascoste nell'Armadio delle Vergogna. Queste sono le basi della giustizia italiana.



martedì 7 maggio 2013

dolciamarezze

...di Gina so che ha aperto gli occhi, e sembra siano grigi e lei è una splendida gattina, tanto che c'è già una famiglia che vuole adottarla, un cane che già si è affezionato(?!) e io che ho passato una notte in bianco pensando a quella microscopica micina, con tanta, tanta voglia di vivere, che a me un po' manca, ultimamente sembra che tutto sia diventato più pesante, e allora ascolto sempre (forse troppo?!) questa canzone, per alleggerirmi un po'  i pensieri o forse appensantirli,chissà...ma in ogni caso è un grande sincero  sfogo



Ho dieci strofe per lasciare un bel ricordo
Ho dieci piani che mi aspettano giù in fondo
E sono certo in pochi possono capire
Ma davvero io son felice di morire
Ho fatto tutto quello che dovevo fare
Ed ho sbagliato per il gusto di sbagliare
Son stato sveglio quando era meglio dormire
E ho dormito solo per ricominciare
Son stato solo tutto il tempo necessario
A guardare gli altri, non per fare il solitario
Ed ho creduto in tutti per quel che ho potuto
Mi son rialzato sempre dopo esser caduto
Ho preso in giro solo quelli più potenti
A loro ho preferito sempre i pezzenti
Me ne son fregato dei giudizi della gente
Nessuno giudica se è un poco intelligente
Ne ho amati molti perchè lo volevo fare
Tanti ne ho odiati ma anche loro per amore
Ho preferito Gesù Cristo a suo padre
Anche se entrambi non li voglio al funerale
Ho scelto tutto quello che volevo fare
E ho pagato ben contento di pagare
Perchè la scelta infondo è l'unica cosa
Che rende questa vita almeno dignitosa
E quindi scelgo di saltar dal cornicione
Come un gabbiano, falco o piccolo aquilone
Come un'aereo, una falena, un pipistrello
Che vola alto invece ora è un misfacello
Ho scelto te per dei motivi misteriosi
Siam stati accanto per giorni meravigliosi
E lo sai bene che lo faccio per natura
Non rivederti più è l'unica paura
Ai ben pensanti che lo trovano immorale
A quelli che lo leggeranno sul giornale
Alle signore bocca larga e parrucchiere
Chi non mi lascia farlo in altre maniere
Io ho scelto esattamente tutto quel che sono
Senza la scelta io la vita l'abbandono
Ho scelto tutto, tutto tranne il mio dolore
Lo ammazzo io e non c'è niente da capire 







   




lunedì 22 aprile 2013

priorità


SALVARLA.
che non è per niente scontato.
ho un gran bisogno di supporto moraleeeeee e dita incrociate!

mad

giovedì 11 aprile 2013

scolpitelo nei vostri cuori

sono lenta e triste in questi giorni, ma a volte va anche bene così. Oggi, di non moltissimi anni fa, esattamente 26 se ne andava Primo Levi, forse suicida, dopo aver tanto combattuto e sopportato e subito; e sopravvissuto alla guerra, alla lotta partigiana, alla deportazione, alla liberazione , al lungo rocambolesco  viaggio di ritorno attraverso la Russia, al ritorno  a casa con tutte le incomprensioni che quasi tutti i sopravvissuti hanno dovuto subire, alla vita familiare non sempre facile per nessuno di noi, a vivere in una grande città (Torino)in cui la Natura guaritrice era sempre troppo lontana...

Il suicidio tante volte analizzato nei suoi libri è impossibile compierlo in un lager, il campo di sterminio non è luogo per progettare cose tanto profonde e umane...

Ci ha lasciato tanto. Un tesoro inestimabile dentro i suoi libri, su cui non mi stancherò mai di riflettere e discutere.

 



quella qui  sotto è la seconda deposizione, resa da Levi il 3 maggio 1971, davanti al pubblico ministero tedesco al processo contro Friedrich Bosshammer, l’ex Sturmbannführer delle SS a capo dell’Ufficio antiebraico della Gestapo in Italia, accusato di deportazione e strage. La testimonianza fu trascritta da Eloisa Ravenna del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano e venne pubblicata per la prima volta da La Stampa il 25 aprile 2001, con un commento di Marco Belpoliti.

Sono stato arrestato nel dicembre 1943 dalla milizia fascista, in seguito a una delazione. L’azione della milizia fascista non era diretta alla cattura degli ebrei, ma di un gruppo partigiano di cui io facevo parte. Dopo l’arresto sono stato interrogato dalla milizia stessa e dalla polizia italiana; nel corso di questo interrogatorio ho dichiarato io stesso di essere ebreo. In seguito a questa mia dichiarazione, sono stato inviato al campo di raccolta di Fossoli, presso Carpi. Il trasferimento al campo di Fossoli ebbe luogo verso la fine del gennaio 1944.
A quanto mi risulta, in quel momento il campo di Fossoli si trovava sotto l’amministrazione della polizia italiana. I nostri rapporti con i funzionari della polizia italiana erano discreti. A nostra domanda, essi ci assicurarono piu’ volte che il campo sarebbe rimasto sotto amministrazione italiana e che non saremmo stati ceduti all’autorita’ tedesca. Non posso dire con precisione quando le autorita’ tedesche sono subentrate a quelle italiane nella direzione del campo: ricordo pero’ di avere visto per la prima volta uomini delle SS il giorno 20 febbraio 1944; posso garantire questa data perchè subito dopo il mio ritorno ho scritto appunti destinati ad essere inclusi in un libro. \ «Campo grande legna niente» Il giorno 20 circa, ho visto per la prima volta personalmente un gruppo di quattro o cinque SS; non ricordo il numero esatto. Che fossero appartenenti alle SS lo posso dire con precisione, perchè gia’ a quel tempo conoscevo la differenza tra le uniformi della Wehrmacht e quelle delle SS.
Secondo i racconti di alcuni miei compagni di prigionia, questi militari delle SS erano gia’ presenti al campo da qualche giorno, ma io li ho visti per la prima volta verso il 20 febbraio. Non posso dire quali fossero i loro gradi, ma posso affermare che almeno uno di loro era un ufficiale, perchè ho udito che assegnava ordini agli altri. Non ho potuto osservare se era arrivato insieme con gli altri o no. Questo ufficiale ha scambiato qualche parola in tedesco anche con noi: si serviva occasionalmente anche di qualche parola italiana e ricordo di averlo udito dire, rivolto agli altri, in italiano: «Campo grande, legna niente»; nella sua intenzione questo era un rimprovero per l’amministrazione precedente del campo. Da questa sua frase abbiamo tratto qualche speranza sul nostro futuro destino. Mi sono state mostrate alcune fotografie dall’imputato Bosshammer, ma non sono in grado di riconoscere in queste immagini alcune delle persone viste allora. A quanto mi ricordo, al momento del mio arrivo nel campo di Fossoli, gli ebrei italiani era da 100 a 200; il loro numero aumento’ poi rapidamente, e raggiungeva la cifra di 650 al momento della deportazione. Poco prima del 20 febbraio giunse a Fossoli un gruppo di ebrei proveniente dalle Carceri Nuove di Torino. Non posso dire se essi furono condotti a Fossoli da italiani o da tedeschi. Non posso neppure dire se insieme con le SS giunse a Fossoli un gruppo di 60 fino a 80 ebrei. Non posso dire con precisione se gli arrivi furono piu’ frequenti nella seconda meta’ di febbraio, ma ricordo che circa quindici giorni dopo il nostro arrivo un gruppo di ebrei appena arrivati dovette dormire per terra una notte perchè mancava posto per ospitarli.
A quanto ricordo, i circa 400 ebrei che giunsero a Fossoli durante il mio soggiorno sono arrivati a scaglioni. Formalmente l’amministrazione del campo era rimasta in mano italiana, ma avemmo subito l’impressione che il comando effettivo fosse passato ai tedeschi; infatti la sera stessa del 20 febbraio un soldato delle SS da noi interrogato disse che saremmo partiti l’indomani o il dopodomani. Erano queste, forse, le prime parole tedesche che sentivo. Il tedesco che pronuncio’ questa frase era un soldato semplice. Dopo l’annuncio della partenza le condizioni interne del campo non cambiarono, ma la guardia esterna fu rinforzata. Da parte tedesca, non posso dire da chi personalmente, venne dichiarato che se uno di noi fosse fuggito, dieci sarebbero stati fucilati. Il mattino del 21 febbraio alcuni di noi chiesero ai soldati delle SS se avremmo dovuto o potuto portare con noi le nostre cose. Ci risposero che saremmo stati trattati bene, ma che il paese di destinazione era freddo; percio’ ci consigliarono di portare via tutto quanto possedevamo, denaro, oro, gioielli, valute e particolarmente pellicce, coperte ecc.
Chiedemmo ai soldati delle SS qual era la nostra destinazione e che cosa sarebbe avvenuto di noi, ma ci risposero che non lo sapevano. Le SS possedevano pero’ un elenco alfabetico, poichè al mattino del 21 febbraio ebbe luogo un appello a cui i singoli dovevano rispondere: «Presente». Ricordo con precisione il numero degli ebrei deportati, che erano 650, perchè al termine dell’appello un tedesco disse: «650 Stuck, alles in Ordnung». Non ricordo chi esegui’ l’appello, se cioè l’ufficiale o i soldati. Sono sicuro che la partenza avvenne il 22 febbraio, non solo in base a quanto ho scritto nel libro citato \ , ma anche in base a una lettera di cui conservo copia, che io scrissi subito dopo il mio rientro in Italia ad alcuni miei parenti in America. Non ricordo se dopo l’arrivo dei tedeschi abbiano avuto luogo contatti da parte nostra con la polizia italiana del campo allo scopo di evitare le deportazioni.
Nei giorni precedenti avevamo cercato di ottenere qualche assicurazione contro la deportazione, ma non avemmo che qualche promessa molto vaga, dalla quale si capiva che non avevano voce in capitolo. Dopo l’appello venimmo caricati su alcuni pullman, insieme con i nostri bagagli, e portati dal campo alla stazione ferroviaria di Carpi. Le SS erano con noi, i nostri bagagli erano sul tetto del pullman, e all’arrivo alla stazione un soldato delle SS mi ordino’ di salire sul tetto per scaricare i bagagli; a quel tempo io non comprendevo i tedeschi e non capii questo ordine; il soldato mi percosse e mi obbligo’ con la violenza a salire sul tetto. Mi pare di essere stato trasportato da Fossoli a Carpi con uno dei primi pullman. Non posso dire se questi pullman fecero un viaggio solo o piu’ viaggi da Fossoli a Carpi e viceversa. Quando giunsi alla stazione di Carpi, mi pare di ricordare che il treno era ancora quasi vuoto. Secondo l’intenzione dei tedeschi, i vagoni avrebbero dovuto essere occupati per ordine alfabetico, a partire dal primo; riuscimmo pero’ in certa misura a evitare questo ordinamento, in modo da non separarci da alcuni amici. Mi pare di ricordare che il mio pullman parti’ da Fossoli verso le 10 di mattina. Il treno fu completamente occupato verso le 14, ma non parti’ che verso le 18. Molti prigionieri che volevano ricongiungersi in altri vagoni con amici o parenti furono percossi rudemente.
Quest’ordine dei tedeschi, di occupare il treno per ordine alfabetico, venne fatto rispettare con grande durezza anche quando in questo modo si venivano a separare gruppi familiari in diversi vagoni. Io venni percosso con calci e col calcio di un fucile. Un mio collega, che tentava di cambiare vagone, venne sbattuto contro il montante del vagone, e ferito alla fronte, tanto che giunse ad Auschwitz ferito, con la ferita ancora aperta. Il treno era composto da dodici vagoni merci, ciascuno dei quali era occupato da 45 fino a 60 persone. Il mio vagone era il piu’ piccolo ed era occupato da 45 persone. Un occupante il mio vagone potè leggere un cartello appeso all’esterno del vagone stesso che portava la scritta «Auschwitz», ma nessuno di noi sapeva il significato di questa parola, nè dove la localita’ si trovasse.
La nostra scorta viaggiava in un vagone particolare, non ricordo se in testa o in coda al convoglio, e non ricordo se era un vagone merci o viaggiatori; questo vagone conteneva anche le scorte per il viaggio. La nostra scorta era composta di uomini delle SS, almeno in parte: infatti le nostre condizioni psicologiche durante il viaggio non erano tali da permetterci di fare distinzioni. Mi è stato detto che nel 1945 ho deposto che almeno due del personale di accompagnamento erano SS del campo di Fossoli; puo’ essere che allora la mia memoria fosse piu’ fresca di adesso, in ogni caso a quel tempo ho cercato di rispondere nel modo piu’ veridico possibile. Non posso ricordare se l’ufficiale delle SS, che avevo visto a Fossoli, fosse con noi durante il viaggio sul pullman o piu’ tardi sul treno. I vagoni contenevano soltanto un po’ di paglia sul pavimento e nessun tipo di gabinetto e nessun secchio.
Nel nostro vagone c’erano alcuni bambini, e percio’ era disponibile qualche vaso da notte, per mezzo del quale potevamo liberarci degli escrementi attraverso la finestrella del vagone. Era possibile uscire dal vagone solo una volta al giorno, qualche volta in stazioni, qualche volta in aperta campagna. In entrambi i casi, i prigionieri dovevano adempiere ai loro bisogni personali pubblicamente, sotto i vagoni o nelle vicinanze immediate, e promiscuamente, uomini e donne. La scorta era sempre presente. Alla notte c’era appena lo spazio per dormire coricati per terra, su un fianco, e compressi l’uno contro l’altro. I vagoni erano privi di riscaldamento, e la brina si condensava all’interno.
Alla notte faceva molto freddo, di giorno si soffriva un po’ meno perchè ci si poteva muovere. Il mio numero di matricola Per quanto riguarda l’alimentazione, ci era stato concesso di provvedere ad alcune scorte di pane, marmellata e formaggio, e acqua; il pane e la marmellata erano in misura sufficiente per non soffrire la fame, ma l’acqua era molto scarsa, perchè a Fossoli non possedevamo recipienti, percio’ tutti soffrivano gravemente la sete. La scorta ci proibiva di chiedere acqua all’esterno e di riceverne attraverso il finestrino.
Durante tutto il viaggio non ricevemmo alcun alimento caldo; solo durante la discesa quotidiana dal vagone, due o tre uomini per vagone venivano condotti dalla scorta al vagone delle provviste, per prelevarvi il pane e la marmellata per il loro vagone. Soltanto una volta, a Vienna, ci fu concesso di rinnovare la scorta d’acqua. Nel nostro vagone c’era un bambino ancora lattante e una bambina di tre anni. Anche per loro non vi fu nulla da mangiare se non la razione di pane e marmellata. Mi è stato detto che almeno un caso di morte ebbe luogo durante il viaggio; non ricordo se si trattasse di un uomo o di una donna. Questo dettaglio mi è stato raccontato da un mio amico medico, che faceva parte del trasporto. Il nostro convoglio termino’ il viaggio la sera del 26 febbraio, il treno si fermo’ alla stazione civile della citta’ di Auschwitz (non a Birkenau o non nel campo centrale). Appena fummo discesi dai vagoni, ebbe luogo una rapidissima selezione: furono formati tre gruppi.
Del primo gruppo, a cui io appartenevo, facevano parte 95 o 96 uomini adatti al lavoro; del secondo gruppo facevamo parte 29 donne adatte al lavoro; tutti gli altri furono giudicati non adatti al lavoro. Il numero delle donne adatte al lavoro in quel momento è stato da me soltanto valutato: dopo il rimpatrio ho pero’ avuto conferma dalle donne sopravvissute che si trattava proprio di 29. Gli uomini validi, di cui io facevo parte, furono trasportati con un camion quella notte stessa al campo di Buna-Monowitz. Il gruppo maggiore, costituito dai non adatti al lavoro (tutti i bambini, i vecchi e le donne con figli, i malati e gli inabili), furono caricati su camion e portati a una destinazione a noi sconosciuta.
Solo qualche mese dopo, quando nel campo di Monowitz io incominciai a capire il tedesco e a comprendere i discorsi dei miei compagni, mi resi conto che gli inabili al lavoro erano stati tutti soppressi nei giorni immediatamente seguenti all’arrivo: cio’ mi fu confermato dal fatto che dopo il mio ritorno in Italia nessuno di loro fu piu’ ritrovato nè giunse sua notizia.
Allego alla presente deposizione un mio appunto che consiste in una lista di 75 nomi che ho potuto ricostruire dopo il mio ritorno in Italia. Si tratta di 75 sui 95 o 96 uomini adatti al lavoro che entrarono con me nel campo di Monowitz. I nomi cerchiati sono quelli di coloro che sopravvissero alla liberazione, i nomi contrassegnati con T sono quelli che fecero parte del trasporto di evacuazione avvenuto nel gennaio 1945 da Auschwitz verso Buchenwald e Mauthausen; con S sono contrassegnati i nomi dei morti di selezioni; con M i nomi dei morti di malattia; e con L il nome dell’unico prigioniero morto dopo la liberazione e prima del rimpatrio. Di alcuni miei compagni ho potuto ricostruire il numero di matricola: le prime cifre di detto numero sono in tutti i casi 174. Il mio numero di matricola era: 174517.
Prima del mio arrivo ad Auschwitz non conoscevo i nomi dei campi di concentramento e i dettagli dello sterminio che vi aveva luogo; tuttavia avevo avuto notizie concrete sull’operazione di sterminio degli ebrei attraverso le fonti seguenti:
1. articoli comparsi sui giornali svizzeri, in particolare sulla Gazette de Lausanne, che durante la guerra era possibile leggere in Italia;
2. audizioni clandestine delle radio emittenti alleate, in specie Radio Londra;
3. un «libro bianco» pubblicato dal governo inglese sulle atrocita’ tedesche nei campi di sterminio, opuscolo che mi era pervenuto clandestinamente e che io stesso avevo tradotto dall’inglese in italiano;
4. vari colloqui avuti con militari italiani reduci dalla Russia, dalla Croazia e dalla Grecia, i quali tutti avevano assistito a maltrattamenti, uccisioni e deportazioni di ebrei da parte di tedeschi;
5. colloqui avvenuti nel 1942 fino al 1943 con ebrei profughi dalla Croazia e dalla Polonia che si erano rifugiati in Italia. In base a tutte queste informazioni, al tempo della nostra deportazione pensammo che il nostro destino sarebbe consistito in una prigionia molto dura, in un lavoro forzato, in una scarsa alimentazione ecc., ma non prevedevamo che in campo di concentramento si svolgesse un’azione di sterminio cosi’ metodica e su scala cosi’ grande.

http://www.chimicaorganica.net/wp-content/uploads/primo-levi1.jpg



Primo Levi, chimico, scrittore e poeta
italiano, ebreo e militante nel PCI.

martedì 12 febbraio 2013

my Chronicles (summary of a small piece of life)

si comincia con due  domeniche fa, di sole, di reperibilità (del mio Lui), si fa un giro per Pescia, città deserta e silenziosa, con quell'astronave inutile e decadente che è il mastodontico "mercato dei fiori nuovo", lascito monumentale degli "avveniristici" anni'60 e poi, magicamente, ci ritroviamo tra i boschi della "svizzera" pesciatina, dove troviamo la neve (che ieri è venuta brevemente a salutarci anche qui...bruuuu) e vediamo anche il mare...

mercato dei fiori-Pescia
l'Appennino..

e dall'altra parte....

il sole e il mare luminoso come oro liquido...


Macchia Antonini




fra che c'eravamo....abbiamo fatto merenda..
Tornati a casa, ci siamo messi a trafficare col forno, anzi no..Marco lavorava al pezzo cover di Charles Manson e io ho sfornato un clafoutis alle pere e mele e queste cupcakes al cioccolato fondente e noci di macadamia...golose e leggere!



***
Poi è arrivato il mio compleanno con un chilo di depressione, siamo scappati a Empoli dove non eravamo mai stati, ma solo passati di sfuggita...perchè Empoli? mi son chiesta durante il viaggetto-fuga (più che altro da me stessa, dalla mia tristezza..)trascinata quasi di peso da Marco, mahh... credo di aver capito che a volte (o molto spesso?!)la destinazione , in un viaggio, è cosa secondaria... ed è bello essere soli-soletti, e scoprire cose nuove; abbiamo cercato dei ristoranti tipici ma...erano tutti chiusi(ma la ricerca è stata molto divertente), così siamo finiti sui Lungarni da Mister Cick, dove abbiamo mangiato mooolto, moooolto bene, e alla fine era quello di cui avevamo bisogno (ah! ho festeggiato il mio compleanno con un donuts al cioccolato fondente, buono però...quelli della COOP sono imbattibili, slurp..ma ora chiudiamo la vergognosa parentesi filoamericana!!)...

E dopo un paio di giorni è arrivato il corriere...
in regalo..l'oggetto misterioso!



..una scorta infinita di glitter!

cipria bianca..


BBcream chiarissima, perfetta per trasformare i glitter in ombretto!
Partendo dal blog di Laura mi sono trovata da Fraulein38 e non ho potuto resistere, soprattutto quando ho visto tutti quei glitter! ora sto a posto per una vita (non è detto perchè ne uso a chili ma...vedrò di essere più moderata!), mi hannoa nche fatto unregalo, quella spugnetta rosa che vedete più in alto, solo che...non ho idea di come possa utilizzarla?! Qualche anima caritatevole può darmi dei suggerimenti?!?
;*
Comunque questi "truccosetti" mi son piaciuti, prezzo equo, confezioni carinissime, che sembrano dei giocattoli...

Venerdì sera invece interessantissimo dibattito-intervista (che ci sembrato una bellissima e appassionante lezione di economia, in cui son stati tratttati nel modo giusto temi che mi sono mooolto cari e...mi sembrava impossibile che ci fosse qualcuno di autorevole e preparato che ne parlava! tipo: DIRE BASTA ALLO SFRUTTAMENTO DEL SUOLO, al cemento ovunque, bloccare la delocalizzazione delle aziende,ecc ) con Vladimiro Giacché, studioso di economia, scrittore e giornalista de IL FATTO QUOTIDIANO...una persona in gamba, che ha avuto fin troppa pazienza con degli indisciplinati come noi, eh?!? eheheh
la sala della gipsoteca è piena! Marco sullo sfondo sta preprando la videocamera...a presto il video sarà online!


Vladimiro Giacché con la Sandra, una compagna mangiabambini! eheheh


Ho approfittato dell'incontro con Giacché per fare delle foto alle istallazioni più interessanti (almeno secondo me..) questi numeri mi hanno molto colpita....

E poi è tornata di nuovo domenica e,dopo aver fatto le ore piccole alla Fabbrica dell'Ossi col segretario del PRC e signora, ho di nuovo avuto un dolce motivo per festeggiare...
Domenica un bel pranzetto quasi tutto vegetariano coi miei genitori che mi hanno regalato questa torta con profumatissima ganache al cioccolato...slurp!!! 
****************
********
**
*
*


IL SOTTO_POST

nascita: a Spezia (senza “La”) nel 1963. Studi universitari: a Pisa e Bochum (Germania Federale). Laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale. Professione: Dirigente nel settore finanziario. Dal novembre 2007 è partner di Sator, il gruppo finanziario fondato e diretto da Matteo Arpe. E’ presidente di News 3.0 e membro del Consiglio di Amministrazione del Centro Europa Ricerche.

Hobby: Leggere e scrivere (in quest’ordine). Negli ultimi anni ha pubblicato La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea (DeriveApprodi, 2011), Titanic Europa. La crisi che non ci hanno raccontato (Aliberti 2012) e ha curato e tradotto Karl Marx, Il capitalismo e la crisi (DeriveApprodi 2009, rist. 2010). È editorialista de Il Fatto Quotidiano. Suoi saggi sono usciti su numerose riviste italiane e straniere. Autori preferiti: Musicisti: Bach, Eisler, Thelonious Monk. Poeti/Scrittori: Dante, Goethe, Brecht. Pittori: Masaccio, Leonardo, Picasso. Filosofi: Aristotele, Hegel, Nietzsche. Economisti: Smith, Marx, Schumpeter.

Idee strane: pensa che il nostro sistema economico sia decisamente primitivo. E più in generale che la società in cui viviamo sia molto migliorabile.



I believe in instability

  Anche se in questi mesi i giorni belli, immersi nel verde a camminare e camminare non sono mancati, così come i bei ricordi che rimarranno...