TRISTE BANSHEE
Raramente esco allo scoperto.
Preferisco lasciarlo fare alle altre. Sono tutte così brave, più brave di me…
Ma oggi qualcosa si è spezzato e, niente sarà più lo stesso.
Se c’è qualcosa che non amo è il sentir
parlare dell’estate. L’estate è una stagione che non ha mai fatto parte della
mia vita. Giorni non vissuti di cui nessuno dovrebbe parlarmi, eppure lo fanno…
Nessuno si cura di ciò che mi ferisce e di ciò che mi allieta. Differenze
mastodontiche, eppure nessuno ci fa caso.
A me va bene lo stesso. Tanto la
mia vita la vivo da sola.
Ora me ne sto qui, tappata nella mia stanza
antica, un muro tra me e il mondo…. Ascolto il vento, un vento violento e
impetuoso come non mai. Il vento mi piace, fa gelare il mio sangue già freddo. Ogni cosa ha un potere, e questo è il
potere del vento; mi capita di pensare che potrei essergli figlia, a causa
forse per l’amore che nutro per questo “agente atmosferico” considerato tanto
nefasto dalla maggior parte degli esseri
viventi, ma la verità è che io non sono figlia di nessuno.
Non so chi mi abbia creata. So che ci sono sempre
stata e sempre ci sarò. Per me non c’è stato un inizio e non ci sarà neanche
una fine. La mia vita non è mai stata allietata da nessuno degli eventi che,
solitamente, allietano l’esistenza umana. Conosco il significato di molte
emozioni perché le ho lette nei libri, fedeli compagni di infinite notti
insonni, ma per il resto la mia esistenza è immobile.
Spesso mi sorprendo, quasi adorante, a sognare davanti
a qualche scultura di marmo e, penso che non ci sia molta differenza tra una
statua e la creatura che sono. Non credo che nel mio cuore risieda più calore
che in una scultura del Canova. Anche se, a volte, ho come l’impressione che
potrebbe anche essere diverso, ma dura sempre così poco…
Camminavo lentamente sui
lungarni, una giornata ventosa, proprio come questa. Volevo godermi tutti i
brividi e la solitudine di quel piccolo mondo anestetizzato da falsi valori e
stress “metropolitano”. Camminavo lentamente osservando le piume scomposte dei
gabbiani, la confusione delle auto, che mi arrivava ovattata e lontana, tanto
non mi apparteneva. Alla fine posavo lo sguardo sui passanti.
Mi apparivano tutti uguali. Automi perfetti nelle loro
uniformi. La stupidità dei loro passi veloci, troppo veloci, verso il declino.
Ma poi, a poco a poco, osservando
il movimento delle loro labbra, la luce nei loro occhi, i suoni di quelle voci
ignare del potere che suscitavano su di me, mi sembravano meno distanti, come
se un po’, almeno un po’, anch’io appartenessi a quel loro mondo e ne traessi
un qualcosa di buono, di vitale.
Ma bastava poco: cambiare strada, attraversare
un ponte, sentire i miei passi risuonare solitari in qualcuno dei miei adorati vicoli, per farmi
cambiare idea. Niente mi aveva fatto avvicinare veramente a quel mondo e, le
cose non sarebbero mai potute cambiare. Poi mi chiudevo la porta alle spalle e
dimenticavo…
Dimenticare i volti, i suoni, il
colore del cielo e il trascorrere dei giorni, delle ore, dei momenti… Non c’era
niente. La mia esistenza si annullava. Sangue verde. Il peggiore dei segreti.
Il resto, tutto il resto, non aveva importanza.
La civiltà moderna mi aveva
annichilita. Nei secoli precedenti era stato più semplice perdersi nel niente,
non lasciare traccia alcuna dei nefasti effetti del mio grido di dolore ma, ora
le cose si erano “evolute”, complicandosi a tal punto che ne ero uscita
sconfitta e, anch’io avevo dovuto adeguarmi ad un ritmo non mio.
Il termine “vampiro” non mi apparteneva. In realtà
queste creature non esistono. E’ pure invenzione dell’uomo; una delle tante che
servono a giustificare uno stato di dipendenza da un qualcuno o da un qualcosa.
Niente più che una giustificazione. Eppure, alcuni erano così certi della loro
esistenza che aspiravano a darmi la caccia e, se avessero scoperto la mia
natura, mi avrebbero dapprima esibita come trofeo, poi studiata e, infine
eliminata, per far bella mostra del mio corpo mummificato in qualche museo di
antropologia o peggio…
Nonostante tutto, poiché la parola “fine”ha in
sé un qualcosa di rassicurante, questi pensieri mi divertivano; o forse, il
vero motivo è che, nella mia forma di donna, mi piaceva godermi tutti i
languori della debolezza, mi esaltava l’immagine stessa del mio martirio. Romanticismo
quasi folle, Sturm und Drang , abile
assassina e fanciulla indifesa…
Ma non è forse il “gioco della contraddizione” che
spinge un passo davanti all’altro, nella mia commedia, così come nella
vostra?
11 aprile 2002 serena s.madhouse
"TRISTE BANSHEE" racconto tratto dalla raccolta autoprodotta "PSYCHA"-2002
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| abile assassina e fanciulla indifesa... |
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FOTO DEMIS ALBERTACCI
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La Banshee è uno spirito femminile descritto come
una bella donna dai capelli fluttuanti...
Indossa un'abito verde o completamente rosso..
Può apparire sia come donna che canta,
sia piangente avvolta da un velo...
I suoi occhi sono arrossati dal pianto.
Il termine "banshee" significa DONNA DELLE FATE.
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CREDITI:
Ringrazio la meravigliosa Eleonora (del blog: http://babyredvamp.blogspot.it) per la sua vampiresca presenza in questo post!