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lunedì 28 gennaio 2013

mad-fiction

Camminavo,
sperduta e sola...
Aspettando
l'impercettibile
suono
di un tuo ritorno...
Camminavo,
osservando infinite
distese di marmo...
Nero e gelido
come il tuo cuore.

L'odore dei fiori, fin lì si avvertiva, in quella piccola soffitta, disadorna e umida.
   Mentre la Luna si nascondeva dietro una perfida nube bluastra, sua complice, la Vampira si chinò sulla sua vittima addormentata e inerme. Il giardino di notte aveva la stessa malinconica atmosfera di un cimitero e la graziosa cappella neogotica donava alla sguardo, ingordo, delle Creature della Notte, il suo volto più pauroso.
   Il sangue le inondò le fauci e, un gemito sottile scosse appena la vittima inconsapevole e, ormai esangue. Solo un brivido nel vedere due occhi grandi e iniettati di sangue, poi la nebbia fitta e opprimente, la Fine...
   Ofelia, inquieta e infelice, uscì, si avvio verso la notte con un nuovo, peccaminoso "calore" a donarle la forza di proseguire il suo involontario cammino nella "Non-Morte".
"ASSASSINA!!", così la Strega spesso l'aveva apostrofata. 
"Piccola stupida! ora che lei stessa è prova della mia colpevolezza sarà soddisfatta... E pensare...e pensare che l'amavo"
   Amava la sua aria innocente, il suo candore, il calore che il Sole le donava. L'ammirava all'imbrunire nel vederla cullare e viziare i suoi fatati e profumati fiori. Ora, l'odore delle rose la disgustava, era il profumo della sua putrefazione terna.
   E il suo giardino...
Il suo giardino moriva, per rinascere, prigioniero di mille incantamenti...
Nefasta Ofelia, crudele bambina nera, portatrice di Morte...

racconto scritto da Serena S.Madhouse il 14 Novembre 2002
tratto da "PSYCHA" madhouse autoproduzioni 2002


..in sacrificio per te..    MadHouse Autoproduzioni

MadHouse Autoproduzioni MadHouse Autoproduzioni

domenica 12 febbraio 2012

SORELLE



SORELLE
(10giugno2010)
di Serena S.Madhouse


Essere sorelle? Per me non significa niente. Eccomi: sola come un cane, ad ascoltare un’anacronistica compilation “new romantic”, e ci sta tanto bene, qui tra i pizzi industriali delle tende, sulla mia maglietta scolorita di qualche gruppo ispiratore di suicidio e, soprattutto, su queste mutande di seta che, per la verità sarebbero di raso ma…”dal punto di vista letterario la seta rende meglio”!
Ho i capelli puliti e morbidi, stranamente e ho messo anche il profumo; insomma non mi manca proprio nulla per giocare all’eroina decadente, anche se questo ruolo, di solito, non spettava a me. E, mentre passano gli Human League, te lo ricordi un anno fa?

Noi due insieme; quasi miracolate dal buon umore, quasi mano nella mano, quasi amiche; era tutto reale ma, a distanza di tempo, sembra sia stata solo una rappresentazione e… ho un grande freddo dentro, “Ah, quello non passa mai, nemmeno d’estate…”. Mi sei sempre stata di grande conforto.
Oggi quattro pareti là dove c’era un cielo immenso avvinghiato al mare; un disco virtuale al posto delle nostre chiacchere e del rumore delle auto, mai abbastanza lontane ma che per una volta potevano anche starci. E poi una torre di libri, impilati malamente uno sopra l’altro. Ho idea che tutto stia per crollare. I libri, non solo quelli…

La penna scorre rapida, ma per cosa e per chi ancora non l’ho capito. Forse è solo una lamentazione fine a se stessa; non dovrei farlo visto che potrebbe andare molto peggio. Perché la vita infondo a cosa si riduce? Mangiare cioccolata, fare il bagno nella vasca, bruciare incenso, scaricare MP3…
Volevo combattere. Volevamo combattere.
 Ma tutto questo è stare nelle retrovie e starci bene…
Hai presente cosa ci emozionava entrambe?! I racconti di guerra, quelli ascoltati d’inverno davanti al camino, quelli letti nei libri…Quei libri nascosti per così tanti anni che noi due avevamo scoperto insieme  aprendo quel vecchio baule.. Quel baule pieno d’atrocità  e di quel raro tipo d’amore che non va d’accordo né con l’ipocrisia né con la falsità…Un amore fuori moda, quasi da censura, era proprio questo che ci affascinava della guerra, della lotta armata su cui ci struggevamo. Almeno su questo andavamo d’accordo. Almeno qualche rara scintilla sapeva accenderci entrambe senza scatenare un temporale. Tutto il resto tra noi era guerriglia.

Nemiche, antagoniste; belve feroci chiuse nella stessa gabbia, una prigione troppo stretta contro la nostra fame immensa. E le prede non erano mai abbastanza…
“la sorella e la troia” qualcuno un giorno ce l’ha urlato dietro, ricordi? Io pensavo di morire, per la verità lo desideravo…desideravo ogni cosa, soprattutto perdermi senza nessuna speranza di ritrovarmi…Non sapevo più chi ero; tutto girava così in fretta quando il gioco invadeva la realtà. Poi lui, con quegli occhi acquosi, dilatati, persi, inefficaci…E tutta la gente che andava e veniva intorno a noi. Giorno di mercato e la città brulicava di vita e di calore sporco, colloso…
Non l’ho più visto un cielo così cupo in una mattina di tarda primavera e un sorriso tanto beffardo dipinto sul tuo viso così simile al mio eppure così diverso, da sembrare il volto di un’estranea e mi spaventava, torturava, ingannava…
L’avessi compreso prima…

Marchiate a fuoco dalla vita, costrette a essere l’una e l’altra e l’una contro l’altra. Legate e divise, sempre e comunque…E poi le lacrime: le tue erano di rabbia, le mie di vergogna…”ma sono pur sempre lacrime”.
Così come certe risate di disprezzo son pur sempre risate!
Ma quante volte è andata a finire allo stesso modo?
Nessuno, proprio nessuno a mai capito. Nessuno capirà mai. Meglio così, no?
E alla fine è più dignitoso il tuo silenzio che il mio crogiolarmi nell’idea di essere un’artista solo perché so tenere una penna in mano, sono bianca come una morta (anche se sappiamo benissimo che i morti sono tutt’altro che bianchi…)e ho raggiunto degli alti picchi di demoralizzazione grazie a te…
Farei meglio a smettere . A seguire il tuo esempio; ora che so come va a finire per chi se ne va e per chi resta. La differenza:solo una questione di responsabilità, imposta e subita, mai desiderata…

Sai qual è stato il momento in cui tutta la realtà, ma proprio tutta, mi è caduta addosso? Il giorno, anzi il pomeriggio, in cui ho ascoltato Wishing dei A Flock of Seagulls, da sola, per la prima volta e ho capito che era una canzone stupida come tante altre e se prima mi piaceva tanto era solo perché sapevo quanto ti infastidiva.
Che rabbia all’inizio dover mantenere un contegno, ormai era un’abitudine e rischiavo di rovinarmi il trucco; ma poi cosa me ne fregava della cipria e del rossetto? Ho capito proprio tutto in quel momento…come avevo traviato il mio ego:non per diventare me stessa, ma per tormentare la mia nemica…

Ora, se lo voglio, posso essere libera, anche di diventare come te che, infondo, non sei mai esistita per davvero.
Ho condiviso buona parte della mia vita con un fantasma. Sei sempre stata così lontana ma sapevi ingannarmi così bene.
Mi avevi fatto credere che te e io fossimo la stessa cosa: un’anima, due corpi e che farci la guerra, dall’età di nove anni, fosse non solo giusto  e normale ma anche necessario per sviluppare  la nostra individualità, la nostra personalità, la nostra autostima del cavolo. Accidenti!
Come sono stata ottusa e come sei stata meschina ad incantarmi con simili banalità. Volevi solo crearti un vuoto intorno. Un fossato da riempire con la tua bestiale superbia.
Volevi aumentare il numero dei riflettori puntati su di te e poi…Uscire di scena come una diva! Il pubblico in delirio, solo per te, tutto per te…
Hai calcolato ogni cosa.
Eri radiosa, perfetta, spietata, e ti impegnavi così tanto nell’incrinare ogni certezza, nel far sbiadire ogni colore, nell’annichilire ogni sorriso e lacerare il filo sottile che ci univa, che ci avrebbe reso più forti, più sagge, meno sole, almeno per un po’…per un po’…


Perché la vita poi non è solo mangiare cioccolata e fare il bagno nella vasca con la schiuma e le paperelle gialle, sotto i riflettori come piaceva te…
La vita è difficile, pesante, irritante e piena di spigoli in cui battere la testa e il dolore arriva e ti coglie sempre impreparata ed è così tutti i giorni, anche in tempo di pace, anche quando il lutto è lontano e il sole sembra regalare il giusto calore.
E le batoste non ti risparmiano mai se decidi di restare.
La vita non ha più molto rispetto per i morti, e i trapassati presto finiscono in un cassonetto e poi al limite strisciano sui muri, ma nessuno si ferma a guardarli…credimi è proprio così, l’ho visto coi miei occhi, l’ho sentito con le mie orecchie.


Sai una cosa? La sofferenza è bella quando la leggi fluida nella poesia, quando l’ascolti nebbiosa in una canzone, ma nella realtà è merda, pesantissima, palpabile merda…e sai qual è il risultato di tutto questo?! Che io ho una gran voglia di dimenticarmi di te, della tua risata, del tuo sguardo, delle tue lunatiche invenzioni, del dolore che mi hai lasciato in dote …Non sarò più il tuo alter ego baciato dal sole…Ma scontrosa, rabbiosa come il cane solitario che sono sempre stata e che sarò sempre.  Finalmente libera di essere solo uno sterile contenitore di negatività col tuo bel volto che presto tutti smetteranno di ricordare con nostalgia e sconforto.
E questo è tutto sorellina. Comunque…riposa in pace.



"SORELLE" un racconto di Serena S. Madhouse- Pubblicato sul giornalino letterario SOTTOBOSCO e messo in scena nel 2011 dalla compagnia teatrale LE BLATTE

venerdì 16 settembre 2011

ABEILLE



illustrazione "L'INFANZIA DI ABEILLE" di Barbara Monacelli (Cornelie)
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bre 08)


I believe in instability

  Anche se in questi mesi i giorni belli, immersi nel verde a camminare e camminare non sono mancati, così come i bei ricordi che rimarranno...