Qualcuno potrebbe subito dire: “ci saranno altri giorni in cui
saremo liberi, in cui cammineremo nei boschi, giorni fortunati in cui potremmo
scegliere di stare lontani dal cemento e dall’asfalto e, soprattutto, dalla
decadenza umana”, probabilmente sì, sarà proprio così ma, ora non abbiamo
nessuna certezza, io non ho nemmeno nessuna aspettativa, oltre a quella di
rivedere presto i miei genitori e il mio gatto tigrato. Per il resto e, per
quanto mi riguarda, l’8 marzo 2020 per me è stato l'ultimo giorno libero.
Quello in cui, per uscire di casa, non ho dovuto comprare niente, non ho dovuto
rischiare di dare giustificazioni a un cittadino con la divisa addosso, quello in cui avevo i miei diritti civili.
La nostra meta è stata il Monte Serra, l’avevamo salutato
alla fine dell’estate, e abbiamo scelto di camminare fino alla zona dei
trasmettitori, quella parte della catena del Monte Pisano che posso vedere
anche da qui, almeno nei giorni in cui non c’è foschia.
Il sentiero che ci porta inizia come un sentiero di
campagna, ma di quella campagna ormai rara, che è più un ricordo che un’eccezione,
almeno dalle mie parti (purtroppo), soleggiato, con vista sulla campagna
pisana, sulla città, sul mare e sugli altri monti: il Monte Verruca e il
Monumento ai Caduti di Vega 10. Poi si trasforma e sale, e siamo un po’ più in
alta montagna, è proprio la fine dell’inverno, alberi spogli che creano quasi un
alone ovattato e i crochi, preziosi tra le foglie secche risparmiate dal gelo e
dall’umidità.
La mancanza di foglie regala scorci nuovi e fa allungare la
vista (cosa che in cattività ci manca molto). La zona umida di Bientina, il Boscodi Tanali e Buti (con tutto l’impegno sono riuscita a non fotografare Castel
Tonini!), e poi la pista dell’elicottero dove prendeva il sole un bel gattone
rosso, e la casetta uscita da una fiaba o, invece da un racconto di
fantascienza vintage! Stiamo per entrare in un bosco davvero strano!
Il sole risplende sopra il sentiero che, dopo aver visitato
i ripetitori, ci porterà verso il nostro picnic! Intanto le antenne sono gigantesche,
tecnologie di diverse epoche e alberi formano un bosco che è patrimonio di
tutta la Nazione. La sede della RAI fa una certa tenerezza, l’antenna è la meno
moderna, ma la più alta, suscita un certo rispetto, quasi ti penti per tutte le
volte in cui hai bramato un attacco terroristico proprio qui! Fosse anche solo
per salvare gli alberi, di queste montagne già troppe volte, orribilmente
ferite dall’uomo, anche se tutti gli alberi del mondo meritano rispetto!
Altra cosa da dire riguardo la sede RAI è il cestino in cui
più o meno c’era scritto così “ora che sei arrivato fino a qui, lascia pulito” con accanto la
simpatica figurina di un ciclista, in effetti questo è il punto in cui i
ciclisti si fanno un brutto selfie e poi, dopo aver buttato per terra in
contenitore di plastica della loro bevanda energetica, ripartono verso il loro
piatto di pastasciutta. Come siamo miseri noi umani.
| il rigassificatore davanti Marina di Pisa |
| La Gorgona |
| Si intravede il corso dell'Arno e le sue curve! |
a presto per la seconda parte, forse...