lunedì 29 aprile 2013

*GINA*storia di una gattina quasi magica!

L'abbiamo trovata l'altra domenica, di pomeriggio ci siamo sforzati di fare un passeggiata, non ero di ottimo umore e a volte fare le cose contro voglia fa anche bene, se non altro da questa è nata una cosa buona, abbiamo potuto dare una possibilità a questa creaturina e per ora sta andando bene...
Qui, nel video sotto la vedete il 25 aprile, a casa mia nel pisano, insomma una gattina piccolissima e già viaggiatrice...

Devo davvero RINGRAZIARVI TUTTE, voi creature meravigliose che mi avete lasciato un commento nel post precdenete, con consigli (preziosissimi tutti) e incoraggiamenti e dita incrociate! GRAZIEEE! Quel giorno ero davvero giù di corda, demoralizzata.. Non riuscivo a farla mangiare, era troppo avvilente, ma man mano che arrivavano i vostri commenti mi sentivo meno sola e più forte, così ho cominciato ha vedere le cose in un'altro modo, non so come ma sono andata in camera dove c'era la piccola convinta che avrebbe mangiato e infatti lei ha preso a ciucciare dal biberon che era una meraviglia...e da lì le cose sono andate bene! Il merito è soprattutto vostro, un grazie di cuore a...
Pudding Zilvy, Okashi Lau, Frivolezze Provinciali, Enza, Labibu. Francesca Romana Capizzi, MissG, Jessica, Fabiola Tinelli, Simo, Pì, babyredvamp, Silvia16, Viola, Spicy.Ginger.Ale, Vendy, Claudia Mosca, S., La micia Cleo, Grimilde, Nomdeplume...GRAZIE!


Un grazie enorme va anche all'Associazione GattiMammoni di Pisa (potete conoscerli qui! ) e soprattutto a Paola che visto che   per la gattina restare con noi era un problema, (oltre alla nostra imbranataggine ci sono anche altri problemi, diciamo che non potevamo darle la stabilità di cui una gattina così piccina ha bisogno), ci ha messo in contatto con una allattatrice/balia volontaria...
Quando ho saputo che questa ragazza era di Collesalvetti ho avuto l'illuminazione per il nome.... "Gina!La chiameremo Gina come mio nonno Gino che era nato a Collesalvetti!!!"
Nel frattempo il nostro micio Nerone credo si fosse molto affezionato alla gattina, era diversissimo dal solito, si muoveva al rallentatore, non ho mai pianto, neanche quando io per stare dietro a Gina mi sono scordata di dargli da mangiare per tutto il giorno...
e poi il 25 aprile siamo andati dai miei che inutile dire si sono affezionati subito e soprattutto la mia mamma ha fatto un pesnierino sul prenderla lei dopo che sarà svezzata, vedremo..comunque al momento di andare a Collesalvetti in casa mia c'era un'aria tristissima e lacrime...
Anche Cenerino era diversi, si è messo su una poltrona vicino alla stanza dove avevo sistemato Gina e non ha mia chiesto di uscire fuori, faceva fnta di dormire ma controllava che la gattina stesse bene!
Insomma nel titolo parlavo di una gattina quasi magica..
Gina gettata per strada come una cartaccia...
Si è fatta sentire con tutta la forza che aveva perchè altrimenti non l'avremmo mai vista..
Gina sopravvissuta alle cure di due imbranati (ma molto volenterosi che ora ce l'hanno nel cuore!)
Gina che si è presa il nome di mio nonno e che ora è coccolata da una persona generosa e molto più preprata di me..
e io che mi dimentico di dire a questa ragazza il nome che le avevo dato, poi ho pensato...sarà lei ad occuparsene, sarà anche giusto che decida lei il nome più adatto e poi..tutti i nomi portano a casa, no?!
E infatti così è stato, le è stato dato un nome per la seconda volta. Un nome che secondo l'allattatric ele stava bene, esattamente il suo nuovo nome è... Gina!
Si, avete capito bene, senza saperlo le ha dato lo stesso nome che gli avevamo dato noi.
Ecco, non vi sembra che questa micina sia un po' magica?!?
baci

mad







IL SOTTO_POSTmiagolante

alcuni mici in difficoltà che hanno trovato una famiglia, affetto e sicurezza grazie ai Gattimammoni!!

lunedì 22 aprile 2013

priorità


SALVARLA.
che non è per niente scontato.
ho un gran bisogno di supporto moraleeeeee e dita incrociate!

mad

lunedì 15 aprile 2013

Good night my ladies!


Mettiamoci il nostro abito più eccentrico e fuorimoda e godiamoci questo video!
Sono certa che vi piacerà!
buonanotte mie signore e signorine (be'anche signori, dai!)

a presto

mad




The Last Bison (cover band del Buscadero di Aprile)

Mad nel bosco delle Pizzorne...qualche anno fa


venerdì 12 aprile 2013

mad*fashion con "weeping song" finale..

eccovi un po' di foto di come mi sono vestita sabato scorso...
qui sotto per fare un giretto al mercato a Pescia nella tarda mattinata...

Qui invece faccio come al solito la demente...con la speranza che la demenza mi salvi!
ecco invece come mi son conciata la sera per andare a Santa Croce sull'Arno al live dei Killer Penis e degli Incoming Cerebral Overdrive (di cui abbiamo preso anche il CD e una bellissima maglietta)..
che, quasi quasi, ve la faccio vedere (la maglietta)






IL SOTTO_POSTmusicale

che siccome è già un po' che Blixa ha lasciato i Bad Seeds, in questo video (del 2013) Nick si "arrangia" con Mark Lanegan...
weeping song
(traduzione)
Vai, figliolo, scendi nell'acqua
e guarda le donne che piangono lì
poi và sulle montagne dove
ci sono gli uomini, anche loro piangono

padre, perchè tutte le donne piangono?
stanno piangendo per i loro uomini?
e poi perchè tutti gli uomini stanno piangendo?
stanno piangendo in risposta a loro?

questa è una canzone del pianto
una canzone nella quale si piange
mentre tutti gli uomini e le donne dormono
questa è una canzone del pianto
ma io non piangerò per molto

padre, perchè tutti i bambini piangono?
stanno solo piangendo, figliolo
ah, stanno semplicemente piangendo, padre?
si, il vero pianto ancora deve venire per loro

questa è una canzone del pianto
una canzone nella quale si piange
mentre tutti gli uomini e le donne dormono
questa è una canzone del pianto
ma io non piangerò per molto

oh padre, dimmi, stai piangendo?
il tuo viso sembra bagnato al tocco
oh padre, mi dispiace così tanto
non avrei mai pensato di
poterti ferire così tanto

questa è una canzone del pianto
una canzone nella quale si piange
mentre cerchiamo di addormentarci
questa è una canzone del pianto
ma io non piangerò per molto
ma io non piangerò per molto
ma io non piangerò per molto
ma io non piangerò per molto 



giovedì 11 aprile 2013

scolpitelo nei vostri cuori

sono lenta e triste in questi giorni, ma a volte va anche bene così. Oggi, di non moltissimi anni fa, esattamente 26 se ne andava Primo Levi, forse suicida, dopo aver tanto combattuto e sopportato e subito; e sopravvissuto alla guerra, alla lotta partigiana, alla deportazione, alla liberazione , al lungo rocambolesco  viaggio di ritorno attraverso la Russia, al ritorno  a casa con tutte le incomprensioni che quasi tutti i sopravvissuti hanno dovuto subire, alla vita familiare non sempre facile per nessuno di noi, a vivere in una grande città (Torino)in cui la Natura guaritrice era sempre troppo lontana...

Il suicidio tante volte analizzato nei suoi libri è impossibile compierlo in un lager, il campo di sterminio non è luogo per progettare cose tanto profonde e umane...

Ci ha lasciato tanto. Un tesoro inestimabile dentro i suoi libri, su cui non mi stancherò mai di riflettere e discutere.

 



quella qui  sotto è la seconda deposizione, resa da Levi il 3 maggio 1971, davanti al pubblico ministero tedesco al processo contro Friedrich Bosshammer, l’ex Sturmbannführer delle SS a capo dell’Ufficio antiebraico della Gestapo in Italia, accusato di deportazione e strage. La testimonianza fu trascritta da Eloisa Ravenna del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano e venne pubblicata per la prima volta da La Stampa il 25 aprile 2001, con un commento di Marco Belpoliti.

Sono stato arrestato nel dicembre 1943 dalla milizia fascista, in seguito a una delazione. L’azione della milizia fascista non era diretta alla cattura degli ebrei, ma di un gruppo partigiano di cui io facevo parte. Dopo l’arresto sono stato interrogato dalla milizia stessa e dalla polizia italiana; nel corso di questo interrogatorio ho dichiarato io stesso di essere ebreo. In seguito a questa mia dichiarazione, sono stato inviato al campo di raccolta di Fossoli, presso Carpi. Il trasferimento al campo di Fossoli ebbe luogo verso la fine del gennaio 1944.
A quanto mi risulta, in quel momento il campo di Fossoli si trovava sotto l’amministrazione della polizia italiana. I nostri rapporti con i funzionari della polizia italiana erano discreti. A nostra domanda, essi ci assicurarono piu’ volte che il campo sarebbe rimasto sotto amministrazione italiana e che non saremmo stati ceduti all’autorita’ tedesca. Non posso dire con precisione quando le autorita’ tedesche sono subentrate a quelle italiane nella direzione del campo: ricordo pero’ di avere visto per la prima volta uomini delle SS il giorno 20 febbraio 1944; posso garantire questa data perchè subito dopo il mio ritorno ho scritto appunti destinati ad essere inclusi in un libro. \ «Campo grande legna niente» Il giorno 20 circa, ho visto per la prima volta personalmente un gruppo di quattro o cinque SS; non ricordo il numero esatto. Che fossero appartenenti alle SS lo posso dire con precisione, perchè gia’ a quel tempo conoscevo la differenza tra le uniformi della Wehrmacht e quelle delle SS.
Secondo i racconti di alcuni miei compagni di prigionia, questi militari delle SS erano gia’ presenti al campo da qualche giorno, ma io li ho visti per la prima volta verso il 20 febbraio. Non posso dire quali fossero i loro gradi, ma posso affermare che almeno uno di loro era un ufficiale, perchè ho udito che assegnava ordini agli altri. Non ho potuto osservare se era arrivato insieme con gli altri o no. Questo ufficiale ha scambiato qualche parola in tedesco anche con noi: si serviva occasionalmente anche di qualche parola italiana e ricordo di averlo udito dire, rivolto agli altri, in italiano: «Campo grande, legna niente»; nella sua intenzione questo era un rimprovero per l’amministrazione precedente del campo. Da questa sua frase abbiamo tratto qualche speranza sul nostro futuro destino. Mi sono state mostrate alcune fotografie dall’imputato Bosshammer, ma non sono in grado di riconoscere in queste immagini alcune delle persone viste allora. A quanto mi ricordo, al momento del mio arrivo nel campo di Fossoli, gli ebrei italiani era da 100 a 200; il loro numero aumento’ poi rapidamente, e raggiungeva la cifra di 650 al momento della deportazione. Poco prima del 20 febbraio giunse a Fossoli un gruppo di ebrei proveniente dalle Carceri Nuove di Torino. Non posso dire se essi furono condotti a Fossoli da italiani o da tedeschi. Non posso neppure dire se insieme con le SS giunse a Fossoli un gruppo di 60 fino a 80 ebrei. Non posso dire con precisione se gli arrivi furono piu’ frequenti nella seconda meta’ di febbraio, ma ricordo che circa quindici giorni dopo il nostro arrivo un gruppo di ebrei appena arrivati dovette dormire per terra una notte perchè mancava posto per ospitarli.
A quanto ricordo, i circa 400 ebrei che giunsero a Fossoli durante il mio soggiorno sono arrivati a scaglioni. Formalmente l’amministrazione del campo era rimasta in mano italiana, ma avemmo subito l’impressione che il comando effettivo fosse passato ai tedeschi; infatti la sera stessa del 20 febbraio un soldato delle SS da noi interrogato disse che saremmo partiti l’indomani o il dopodomani. Erano queste, forse, le prime parole tedesche che sentivo. Il tedesco che pronuncio’ questa frase era un soldato semplice. Dopo l’annuncio della partenza le condizioni interne del campo non cambiarono, ma la guardia esterna fu rinforzata. Da parte tedesca, non posso dire da chi personalmente, venne dichiarato che se uno di noi fosse fuggito, dieci sarebbero stati fucilati. Il mattino del 21 febbraio alcuni di noi chiesero ai soldati delle SS se avremmo dovuto o potuto portare con noi le nostre cose. Ci risposero che saremmo stati trattati bene, ma che il paese di destinazione era freddo; percio’ ci consigliarono di portare via tutto quanto possedevamo, denaro, oro, gioielli, valute e particolarmente pellicce, coperte ecc.
Chiedemmo ai soldati delle SS qual era la nostra destinazione e che cosa sarebbe avvenuto di noi, ma ci risposero che non lo sapevano. Le SS possedevano pero’ un elenco alfabetico, poichè al mattino del 21 febbraio ebbe luogo un appello a cui i singoli dovevano rispondere: «Presente». Ricordo con precisione il numero degli ebrei deportati, che erano 650, perchè al termine dell’appello un tedesco disse: «650 Stuck, alles in Ordnung». Non ricordo chi esegui’ l’appello, se cioè l’ufficiale o i soldati. Sono sicuro che la partenza avvenne il 22 febbraio, non solo in base a quanto ho scritto nel libro citato \ , ma anche in base a una lettera di cui conservo copia, che io scrissi subito dopo il mio rientro in Italia ad alcuni miei parenti in America. Non ricordo se dopo l’arrivo dei tedeschi abbiano avuto luogo contatti da parte nostra con la polizia italiana del campo allo scopo di evitare le deportazioni.
Nei giorni precedenti avevamo cercato di ottenere qualche assicurazione contro la deportazione, ma non avemmo che qualche promessa molto vaga, dalla quale si capiva che non avevano voce in capitolo. Dopo l’appello venimmo caricati su alcuni pullman, insieme con i nostri bagagli, e portati dal campo alla stazione ferroviaria di Carpi. Le SS erano con noi, i nostri bagagli erano sul tetto del pullman, e all’arrivo alla stazione un soldato delle SS mi ordino’ di salire sul tetto per scaricare i bagagli; a quel tempo io non comprendevo i tedeschi e non capii questo ordine; il soldato mi percosse e mi obbligo’ con la violenza a salire sul tetto. Mi pare di essere stato trasportato da Fossoli a Carpi con uno dei primi pullman. Non posso dire se questi pullman fecero un viaggio solo o piu’ viaggi da Fossoli a Carpi e viceversa. Quando giunsi alla stazione di Carpi, mi pare di ricordare che il treno era ancora quasi vuoto. Secondo l’intenzione dei tedeschi, i vagoni avrebbero dovuto essere occupati per ordine alfabetico, a partire dal primo; riuscimmo pero’ in certa misura a evitare questo ordinamento, in modo da non separarci da alcuni amici. Mi pare di ricordare che il mio pullman parti’ da Fossoli verso le 10 di mattina. Il treno fu completamente occupato verso le 14, ma non parti’ che verso le 18. Molti prigionieri che volevano ricongiungersi in altri vagoni con amici o parenti furono percossi rudemente.
Quest’ordine dei tedeschi, di occupare il treno per ordine alfabetico, venne fatto rispettare con grande durezza anche quando in questo modo si venivano a separare gruppi familiari in diversi vagoni. Io venni percosso con calci e col calcio di un fucile. Un mio collega, che tentava di cambiare vagone, venne sbattuto contro il montante del vagone, e ferito alla fronte, tanto che giunse ad Auschwitz ferito, con la ferita ancora aperta. Il treno era composto da dodici vagoni merci, ciascuno dei quali era occupato da 45 fino a 60 persone. Il mio vagone era il piu’ piccolo ed era occupato da 45 persone. Un occupante il mio vagone potè leggere un cartello appeso all’esterno del vagone stesso che portava la scritta «Auschwitz», ma nessuno di noi sapeva il significato di questa parola, nè dove la localita’ si trovasse.
La nostra scorta viaggiava in un vagone particolare, non ricordo se in testa o in coda al convoglio, e non ricordo se era un vagone merci o viaggiatori; questo vagone conteneva anche le scorte per il viaggio. La nostra scorta era composta di uomini delle SS, almeno in parte: infatti le nostre condizioni psicologiche durante il viaggio non erano tali da permetterci di fare distinzioni. Mi è stato detto che nel 1945 ho deposto che almeno due del personale di accompagnamento erano SS del campo di Fossoli; puo’ essere che allora la mia memoria fosse piu’ fresca di adesso, in ogni caso a quel tempo ho cercato di rispondere nel modo piu’ veridico possibile. Non posso ricordare se l’ufficiale delle SS, che avevo visto a Fossoli, fosse con noi durante il viaggio sul pullman o piu’ tardi sul treno. I vagoni contenevano soltanto un po’ di paglia sul pavimento e nessun tipo di gabinetto e nessun secchio.
Nel nostro vagone c’erano alcuni bambini, e percio’ era disponibile qualche vaso da notte, per mezzo del quale potevamo liberarci degli escrementi attraverso la finestrella del vagone. Era possibile uscire dal vagone solo una volta al giorno, qualche volta in stazioni, qualche volta in aperta campagna. In entrambi i casi, i prigionieri dovevano adempiere ai loro bisogni personali pubblicamente, sotto i vagoni o nelle vicinanze immediate, e promiscuamente, uomini e donne. La scorta era sempre presente. Alla notte c’era appena lo spazio per dormire coricati per terra, su un fianco, e compressi l’uno contro l’altro. I vagoni erano privi di riscaldamento, e la brina si condensava all’interno.
Alla notte faceva molto freddo, di giorno si soffriva un po’ meno perchè ci si poteva muovere. Il mio numero di matricola Per quanto riguarda l’alimentazione, ci era stato concesso di provvedere ad alcune scorte di pane, marmellata e formaggio, e acqua; il pane e la marmellata erano in misura sufficiente per non soffrire la fame, ma l’acqua era molto scarsa, perchè a Fossoli non possedevamo recipienti, percio’ tutti soffrivano gravemente la sete. La scorta ci proibiva di chiedere acqua all’esterno e di riceverne attraverso il finestrino.
Durante tutto il viaggio non ricevemmo alcun alimento caldo; solo durante la discesa quotidiana dal vagone, due o tre uomini per vagone venivano condotti dalla scorta al vagone delle provviste, per prelevarvi il pane e la marmellata per il loro vagone. Soltanto una volta, a Vienna, ci fu concesso di rinnovare la scorta d’acqua. Nel nostro vagone c’era un bambino ancora lattante e una bambina di tre anni. Anche per loro non vi fu nulla da mangiare se non la razione di pane e marmellata. Mi è stato detto che almeno un caso di morte ebbe luogo durante il viaggio; non ricordo se si trattasse di un uomo o di una donna. Questo dettaglio mi è stato raccontato da un mio amico medico, che faceva parte del trasporto. Il nostro convoglio termino’ il viaggio la sera del 26 febbraio, il treno si fermo’ alla stazione civile della citta’ di Auschwitz (non a Birkenau o non nel campo centrale). Appena fummo discesi dai vagoni, ebbe luogo una rapidissima selezione: furono formati tre gruppi.
Del primo gruppo, a cui io appartenevo, facevano parte 95 o 96 uomini adatti al lavoro; del secondo gruppo facevamo parte 29 donne adatte al lavoro; tutti gli altri furono giudicati non adatti al lavoro. Il numero delle donne adatte al lavoro in quel momento è stato da me soltanto valutato: dopo il rimpatrio ho pero’ avuto conferma dalle donne sopravvissute che si trattava proprio di 29. Gli uomini validi, di cui io facevo parte, furono trasportati con un camion quella notte stessa al campo di Buna-Monowitz. Il gruppo maggiore, costituito dai non adatti al lavoro (tutti i bambini, i vecchi e le donne con figli, i malati e gli inabili), furono caricati su camion e portati a una destinazione a noi sconosciuta.
Solo qualche mese dopo, quando nel campo di Monowitz io incominciai a capire il tedesco e a comprendere i discorsi dei miei compagni, mi resi conto che gli inabili al lavoro erano stati tutti soppressi nei giorni immediatamente seguenti all’arrivo: cio’ mi fu confermato dal fatto che dopo il mio ritorno in Italia nessuno di loro fu piu’ ritrovato nè giunse sua notizia.
Allego alla presente deposizione un mio appunto che consiste in una lista di 75 nomi che ho potuto ricostruire dopo il mio ritorno in Italia. Si tratta di 75 sui 95 o 96 uomini adatti al lavoro che entrarono con me nel campo di Monowitz. I nomi cerchiati sono quelli di coloro che sopravvissero alla liberazione, i nomi contrassegnati con T sono quelli che fecero parte del trasporto di evacuazione avvenuto nel gennaio 1945 da Auschwitz verso Buchenwald e Mauthausen; con S sono contrassegnati i nomi dei morti di selezioni; con M i nomi dei morti di malattia; e con L il nome dell’unico prigioniero morto dopo la liberazione e prima del rimpatrio. Di alcuni miei compagni ho potuto ricostruire il numero di matricola: le prime cifre di detto numero sono in tutti i casi 174. Il mio numero di matricola era: 174517.
Prima del mio arrivo ad Auschwitz non conoscevo i nomi dei campi di concentramento e i dettagli dello sterminio che vi aveva luogo; tuttavia avevo avuto notizie concrete sull’operazione di sterminio degli ebrei attraverso le fonti seguenti:
1. articoli comparsi sui giornali svizzeri, in particolare sulla Gazette de Lausanne, che durante la guerra era possibile leggere in Italia;
2. audizioni clandestine delle radio emittenti alleate, in specie Radio Londra;
3. un «libro bianco» pubblicato dal governo inglese sulle atrocita’ tedesche nei campi di sterminio, opuscolo che mi era pervenuto clandestinamente e che io stesso avevo tradotto dall’inglese in italiano;
4. vari colloqui avuti con militari italiani reduci dalla Russia, dalla Croazia e dalla Grecia, i quali tutti avevano assistito a maltrattamenti, uccisioni e deportazioni di ebrei da parte di tedeschi;
5. colloqui avvenuti nel 1942 fino al 1943 con ebrei profughi dalla Croazia e dalla Polonia che si erano rifugiati in Italia. In base a tutte queste informazioni, al tempo della nostra deportazione pensammo che il nostro destino sarebbe consistito in una prigionia molto dura, in un lavoro forzato, in una scarsa alimentazione ecc., ma non prevedevamo che in campo di concentramento si svolgesse un’azione di sterminio cosi’ metodica e su scala cosi’ grande.

http://www.chimicaorganica.net/wp-content/uploads/primo-levi1.jpg



Primo Levi, chimico, scrittore e poeta
italiano, ebreo e militante nel PCI.

mercoledì 10 aprile 2013

10 aprile

Oggi è il compleanno di Lenin, potete vedere un ottima e breve biografia video,qui  Vladimir Lenin OVObio , oggi del 1919 moriva il rivoluzionario Emiliano Zapata, oggi soprattutto è un anno che non c'è più la mia nonna. Oggi è così, mi sento un po' senza speranza, per tante cose che farei prima a farvi uno schema. Ieri sera ho dovuto stringere la mano a uno di casapound, anche se solo per evitare ulteriori polemiche, per levarcelo di torno e poter continuare la riunione. Ma mi sembra che tutto sia un groviglio assurdo. Ma in che mondo sono capitata?

lunedì 8 aprile 2013

sunglasses after dark (mad fiction)


 

Di notte muto e mi trasformo. Non è esattamente il genere di vita che avrei desiderato vivere. Ma non so resistere al mio istinto autocelebrativo. La mia specie – ormai in estinzione – è nettamente superiore alla vostra, lo è sempre stata, in un modo o nell’altro anche voi ne siete stati sempre consapevoli…

Guardate come brillano le mie unghie affilate, potete sentire la loro resistenza, la loro violenza. E le mie gambe sono agili come quelle di una gazzella, salde come quelle di un’elefantessa: ma non è per correre nella savana che sono stata creata!

Preferisco camminare per le strade luminose di Parigi, confondermi alla folla e ai suoi irresistibili profumi chimici, perdermi nel riflesso della vetrina di Hèrmes. Ma esiste anche ben altro… I vicoli malfamati di Barcellona, i suoi luridi musicisti di strada, i nazisti che marciano silenziosi e divertiti per le viuzze strette, davanti a negozi strampalati… Muri di pietra, quasi caverne preistoriche, scarpe di vernice nere anni’20… E poi tra i maniacali fotografi giapponesi che affollano le piazze toscane… La turgida e sozza Pisa; la puttana codina Lucca e poi Firenze con la sua orribile parlata e tutto il resto… Il resto che non voglio raccontare…

Ho bevuto stanotte, mi sono ritrovata ingorda in una notte in cui mi ero promessa l’astinenza… Ho strappato via a morsi la vita di chi detestavo, il sapore marcio del sangue di gente che non sa vivere, a malapena ha imparato a respirare, a camminare.

Io muoio ogni volta e rinasco. Non chiedo perdono. Non sono fiera di me. Spero solo che la notte finisca prima che la sete si faccia di nuovo sentire. Avvolgermi in quel divino cappotto Ralph Lauren… Dimenticare per un giorno la sostanza dell’anima che mi tiene in vita nonostante, chiunque può confermarlo, la mia lapide tombale sia ormai vecchia di un secolo e mezzo…

Orribile creatura che fuma sigari cubani; che affolla i sogni degli adolescenti; che respira l’aria delle fogne e dei paradisi perduti; che prevede guerre e catastrofi che l’uomo s’impegna meticolosamente a incassare. Vestita di stoffe rare, mescolanza di epoche diverse, mistero più volte svelato… Io, che tutto posso. Io, che tutto conosco… Così dipendente dal vostro essere nulli, cadaveri inconsapevoli che accompagno alla premature fine.



Il vostro sangue, un tempo divino, è oggi un cocktail disgustoso, eppure continuo a morirne di desiderio, per poi rinascervi ubriaca e ancora assetata di qualcosa che ormai non esiste più se non nell’attesa…

Stavo vagando in questa piccola città, gli odori disgustosi del mattino e gli accenti fastidiosi degli stranieri ancora non disturbavano i miei sensi. Gente impegnata in stupide conversazioni virtuali. I miei polsi velati, le mie dita lunghe, candide, perfette, si muovono leste e impeccabili sulla tastiera. Riesco ad intravedere vari strati di impronte umane, lo troverei disgustoso se non fosse che la mia voglia stanotte è più potente…



Lascerò questo mio monologo a voi, piccoli esseri intimoriti, con certezza posso affermare che tra di voi si nasconde il mio prossimo pasto. Salutate la vita… Non tremate, non temete…

Il mio bacio è letale ma piacevole come una colata di miele nella vostra gola. Affidatemi la vita senza alcune paura. Non ve ne pentirete….

scritto da
serena s. madhouse(primavera 2oo7)
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il sotto-post vampirizzato 

 L'incontro con il vampiro ci strappa sempre qualcosa, un po' di sangue o di presunta innocenza: ma il vampiro, la vampira è dietro gli angoli della via sotto casa, sul pianerottolo, nelle pagine del giornale che stiamo leggendo, e soprattutto, come ombra o doppio vorace vanamente riflesso dagli specchi, in noi stessi.
Franco Pezzini "Cercando Carmilla-La leggenda della donna vampira" ANANKE

demon flower di  
 ..in sacrificio per te..    MadHouse Autoproduzioni






demon flower di



nel mio boudoir...    MadHouse Autoproduzioni
foto tratte da "DEMON FLOWER2008"
zingarella in demon flower di

"Come un tuono"

Venerdì sera siamo andati a vedere questo film, "Come un tuono", dopo "DRIVE" non abbiamo resistito... E' stato un bello spettacolo, finito male, poi mentre ti stai già proiettando nel "dopo cinema" di accorgi che il film è...appena iniziato. Senza Ryan Goslin, pazienza, ma decisamente NOTEVOLE, soprattutto il finale, simbolico.

 
 

venerdì 5 aprile 2013

the garden

L'ultimo sabato d'inverno, un giorno di sole, un raro giorno di sole...
Ecco quando sono state scattate le foto che vedrete qui sotto..
Il dove è il giardino di Villa Oliva Buonvisi , più che un giardino un parco.
La Villa si trova a San Pancrazio (Lucca)...
Il perché pubblico queste foto oggi è che un gran bisogno di luce e bellezza, e in questi luoghi c'è quella calma classica mescolata a un'affascinante inquietudine che ha il potere di strapparmi dalla realtà.

E' stata una settimana pesante questa, dopo un  piacevole finesettimana e un lunedì passato dalle mie parti, il ritorno a Pescia non è stato dei migliori.
-martedì l'alzare la voce con quelli del mov5stelle. Non mi piace alzare la voce, soprattutto farlo con estranei, ma è stata una cosa che non potevo trattenere, vista l'assurdità delle loro pretese (accettare CasaPound, tradire i valori della Costituzione - e dell'ANPI- per cercare di risolvere un mediocre problema di cattivà gestione urbanistica di una città mediocre, razzista e piena di illusioni e veleni come Pescia). La cosa peggiore è rendermi conto della loro superficialità, della loro incapacità di fare collegamenti (tipico italiano purtroppo)tra una cosa e l'altra, voler distruggere tutto a partire dalle cose positive. Questo come cittadina italiana non l'accetterò MAI... però... come mi ha fatto stare male questa cosa...
-mercoledì aprire la porta di casa e trovarmi di fronte alla badante del quinto piano in lacrime, perchè la signora che bada era caduta per terra e non riusciva a rialzarla, sono corsa su, vi risparmio i dettagli, che vita miserevole che fa questa donna lavoratrice straniera, vi dico solo che anche in due rialzarla e metterla sul letto è stata un'impresa titanica e disperata, alla fine mi son venuti pure i muscoli!Ma a parte questo mi ha fatto riflettere su tante cose, su come la bellezza della vita sia così effimera e talvolta intutile..
-giovedì il mio lui che ha fatto la gastroscopia e per i suoi problemi di non digestione, e questo per me è già un piccolo incubo, io non sarei mai capace di fare un esame simile, ho sempre pensato che avrei risolto i miei problemi di salute futura con una bella overdose, sono una CODARDA.
-venerdì ricevuto invito a una cosa a cui non potrei mia partecipare, per il naturale corso degli eventi, ma so già che non sarà tutto così lineare.

Ecco questo è un riassuntino che serve più a me che a voi, anzi mi scuso per avervi annoiato, ma ogni tanto mi permetto d sfruttare il blog come terapista.
Vi lascio alle foto.
mad
Cominciamo la visita con le stalle, il luogo che mi addice di più, eccomi di fronte alla mangiatoia...

The Buonvisi stables are grat artistic merit and linked to a strange legend.
L'ombra della grata mi ha trasformato nerlla figlia di... Mastro Ciliegia! sob
il mio coraggioso  Lui in compagnia di un omino della tabacchiera, alle sue spalle la piscina da dove c'è una vista che arriva fino ai monti pisani..
La Fontana delle Cascatelle- dettagli

Marco verso il Caffee House tra gli alberi..

il retro della Villa
Mad nel Caffé House, tra gli alberi di Leccio



una delle simpatiche creature che si incontrano nel parco..

DIANA

Gufiamo insieme???
dettagli del parco e la limonaia

la serra e la Fontana dell'Abbondanza...so sexy

la signorina delle camelie


la fontana della Sirena.dettagli




Il loggiato, imponente, in pietra di Matraia, con colonne a blocco unico. L'unic villa lucchese col loggiato su due piani.


Il grottesco di fronte alla facciata della Villa

CLEOPATRA
allegorie..lucchesi!!



la porta della cappella dov'è sepolto il principe Poniatowski e da dove provenivano strani versi..gasp!

la Chiesa di san Pancrazio, a due passi da Villa Oliva e Villa Grabau

Monumento ai caduti della prima guerra mondiale
Villa Oliva ci saluta...



VILLA OLIVA-ARCHITETTURALa particolare morfologia del terreno, caratterizzata da una duplice pendenza, fece sì che l'impianto del giardino fosse suddiviso in ripiani posti a quote diverse collegati tra di loro attraverso piccole rampe di scale. Questi piani derivano dalla spartizione dell'intera proprietà in tre zone, definite da i due viali principali: quello orizzontale che corre parallelamente al fronte della villa, e quello verticale che collega il cancello d'accesso sud con il portone dell'abitazione. Mentre il piano, definito dal viale di cipressi e il muro di cinta ad ovest, ospita una zona prevalentemente agricola, negli altri due piani si snoda il giardino.
Il monumentale ingresso decorato su ogni lato da due pilastri, collegati da fasce orizzontali in marmo bianco intervallate da pietra grigia, fa da quinta scenica al lungo viale di cipressi che conduce alla villa. Parallelamente a questo, ma ad un livello inferiore, corre un lungo viale di carpini, originariamente utilizzato per il passeggio delle carrozze. Lungo il viale di cipressi, circa a metà del percorso, si incontra, sulla destra, prima una stanza di verzura, composta da essenze di tasso e alloro e arredata con un tavolo e due panche in pietra, poi sempre sullo stesso lato, il sistema delle tre fontane, poste in asse tra di loro. La prima fontana, addossata al muro di cinta, è sovrastata da un timpano che sorreggeva uno stemma, oggi scomparso, e mostra nella parte centrale l'immagine di una sirena alata ai lati della quale si trovano due grossi pilastri. La seconda consiste in una vasca rotonda a zampillo, posta al centro di un prato. La terza è una cascata a gradoni ornata di tufo, statue in terracotta e decorazioni in altorilievo. Sullo stesso lato è posta una ragnaia, composta da un boschetto di lecci, nella quale sono collocate una scultura in pietra raffigurante un barbagianni e una grande statua in terracotta di Diana che alludono al significato e all'utilizzazione del luogo.
Poco più oltre un belvedere coperto da una volta vegetale in tasso potato. Sul retro della villa è posto un grande cortile ovale chiuso da una siepe curva di lecci dal disegno elaborato, al centro della quale si trova una grotta, costituita in prevalenza da blocchi di tufo e stalattiti, combinati e disposti in modo da formare anfratti e rientranze. Nel 1770 si concludevano i lavori di sistemazione voluti da Francesco Buonvisi: l'apertura di un nuovo ingresso a ovest e la costruzione delle scuderie e di una palazzina. (da wikipedia)

I believe in instability

  Anche se in questi mesi i giorni belli, immersi nel verde a camminare e camminare non sono mancati, così come i bei ricordi che rimarranno...