| madhouse autoproduzioni2007 |
Di notte muto e mi trasformo. Non
è esattamente il genere di vita che avrei desiderato vivere: ma non so
resistere al mio istinto auto celebrativo. La mia specie – ormai in estinzione
– è nettamente superiore alla vostra, lo è sempre stata, in un modo o nell’altro
anche voi ne siete stati sempre consapevoli…
Guardate come brillano le mie
unghie affilate, potete sentire la loro resistenza, la loro violenza. E le mie
gambe sono agili come quelle di una gazzella, salde come quelle di
un’elefantessa: ma non è per correre nella savana che sono stata creata!
Preferisco camminare per le
strade luminose di Parigi, confondermi alla folla e ai suoi irresistibili
profumi chimici, perdermi nel riflesso della vetrina di Hèrmes. Ma esiste anche
ben altro… I vicoli malfamati di Barcellona, i suoi luridi musicisti di strada,
i nazisti che marciano silenziosi e divertiti per le viuzze strette, davanti a
negozi strampalati… Muri di pietra, quasi caverne preistoriche, scarpe di
vernice nere anni’20… E poi tra i maniacali fotografi giapponesi che affollano
le piazze toscane… La turgida e sozza Pisa; la puttana codina Lucca e poi
Firenze con la sua orribile parlata e tutto il resto… Il resto che non voglio
raccontare…
Ho bevuto stanotte, mi sono
ritrovata ingorda in una notte in cui mi ero promessa l’astinenza… Ho strappato
via a morsi la vita di chi detestavo, il sapore marcio del sangue di gente che
non sa vivere, a malapena ha imparato a respirare, a camminare.
Io muoio ogni volta e rinasco.
Non chiedo perdono. Non sono fiera di me. Spero solo che la notte finisca prima
che la sete si faccia di nuovo sentire. Avvolgermi in quel divino cappotto
Ralph Lauren… Dimenticare per un giorno la sostanza dell’anima che mi tiene in
vita nonostante, chiunque può confermarlo, la mia lapide tombale sia ormai
vecchia di un secolo e mezzo…
Orribile creatura che fuma sigari
cubani; che affolla i sogni degli adolescenti; che respira l’aria delle fogne e
dei paradisi perduti; che prevede guerre e catastrofi che l’uomo s’impegna
meticolosamente a incassare. Vestita di stoffe rare, mescolanza di epoche
diverse, mistero più volte svelato… Io, che tutto posso. Io, che tutto conosco…
Così dipendente dal vostro essere nulli, cadaveri inconsapevoli che accompagno
alla premature fine.
Il vostro sangue, un tempo
divino, è oggi un cocktail disgustoso, eppure continuo a morirne di desiderio,
per poi rinascervi ubriaca e ancora assetata di qualcosa che ormai non esiste
più se non nell’attesa…
Stavo vagando in questa piccola
città, gli odori disgustosi del mattino e gli accenti fastidiosi degli
stranieri ancora non disturbavano i miei sensi. Gente impegnata in stupide
conversazioni virtuali. I miei polsi velati, le mie dita lunghe, candide,
perfette, si muovono leste e impeccabili sulla tastiera. Riesco ad intravedere
vari strati di impronte umane, lo troverei disgustoso se non fosse che la mia
voglia stanotte è più potente…
parole di: serena s. madhouse 2007
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