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lunedì 26 ottobre 2020

vampiri di campagna

 

Fu un giorno in cui il caldo della città era ormai insopportabile, decisi di avviarmi verso la campagna, ai piedi delle montagne, li avrei certamente trovato sollievo e ospitalità in una dignitosa locanda ricavata da un molino in disuso. 

Già pregustavo la brezza tra gli alberi da frutto e lo scorrere argentino e limpido delle acque dei ruscelli. Fu quello che mi accolse, insieme ad altri doni di una natura ancora incontaminata e di una stagione che, in luoghi simili, non appare opprimente come in altri considerati più "civili".

Passai momenti lieti e spensierati; avessi almeno saputo che quelli, per me, sarebbero stati gli ultimi...


Racconto di vampiri del 2003, incompiuto.

 




abito neo gotico in materiale riciclato

con inserti di pizzo e maniche a sbuffo

 

chiesa di campagna in stato di abbandono

 

una domenica d'autunno

 








Vecchio racconto incmpiuto di cui, qui sopra, un'estratto, diffcile dire se avrà mai un seguito, in questi tempi strani, la creatività ha vita diffcile.

domenica 5 aprile 2020

Viaggio in treno


Credeva che sarebbe bastato poco per mandare tutto in frantumi; che quella storia, così esaltante ed estiva, sarebbe finita con la prima burrasca di settembre o piuttosto con la prima ragazza carina incontrata sull’autobus o al bar vicino a casa.
Credeva all’amore per praticità, faceva comodo essere figlio di una coppia felice e, ogni tanto, un film romantico, con una conclusione felice, ci poteva anche stare. Non era un bullo, ma nemmeno un sentimentale, prima pensava al suo tornaconto, poi poteva anche definirsi dotato di un cuore e di una mente aperta.
Quella storia invece, iniziata col pensiero al giorno tiepido in cui sarebbe finita,  come tante altre, andava avanti, nonostante i pronostici.  Nonostante le burrasche di fine estate, nonostante la fine della bella stagione e, nonostante i chilometri che c’erano tra quei due cuori.

Ogni settimana un lungo viaggio in treno, che ogni volta sembrava più lungo e disperato, o più breve e rilassante, ma, in ogni caso, solo l’arrivo valeva la pena di tante attese, fastidi e tensioni.  
Viaggiare gli era sempre piaciuto, ora però era solo il mezzo per arrivare a lei e, tra partenza e arrivo, il viaggio restava sempre una formalità necessaria.
I viaggi in treno li aveva divisi in due ulteriori categorie: quelli in cui ti sedevi e ti lasciavi annullare da un viaggiare silenzioso , solitario e fuori dal tempo; oppure quei viaggi di tipo partecipativo che, inizialmente erano quelli che preferiva. Dipendeva tutto dall’equipaggio e dalle condizioni del treno.

Quel giorno, durante quel viaggio, il suo io innamorato non desiderava che l’annullamento siderale. Sprofondare in un sedile blu, socchiudere gli occhi verso il vetro sporco del finestrino, perdersi nei suoi pensieri e nel silenzio, in quello strano mezzo di trasporto.
Il treno partì regolarmente, iniziò a scorrere il solito paesaggio sospeso tra bellezza e degrado. L’atmosfera tranquilla della poca campagna rimasta intatta, le piccole stazioni deserte e devastate dall’incuria, salutavano velocemente i viaggiatori più attenti, senza pretendere niente dal resto del convoglio. Tutto regolare. Poi lo stridere d’acciaio dei freni. Un leggero e piacevole colpo allo stomaco. Il treno era fermo. Il silenzio. Intorno solo la campagna ghiacciata. Intorno solo bellezza e un ingannevole senso di tregua.
Ma l’unica cosa che riuscì a pensare in quel momento fu una considerazione piuttosto mediocre, che genere di problema avevano quelli che viaggiavano spesso e lo facevano anche volentieri?


Ecco, quella storia estiva e poi non solo estiva, ecco, dove l’aveva condotto.
Nel nulla.
Nello sbigottimento.
Dentro un treno muto, statico, sempre più glaciale.
E lei, calda, ancora nel classico tepore di un interno domestico, con l’odore ormai leggero del primo caffè del giorno. Il calore nel cuore dell’inverno. Non esisteva niente di più ordinario  e prezioso.

Si alzò, abbottonò frettolosamente il giubbotto blu scuro, prese lo zaino, si avviò verso la porta di uscita. Non incontrò nessuno. La porta di salita/discesa era bloccata. Il treno vuoto e immobile. Fuori ogni speranza era ghiaccio e nebbia sempre più fitta. Nella campagna immensa e sconosciuta la presenza dell’uomo e della donna era solo una silenziosa assenza.
Lei era lontana e calda, come l’ultima estate.
Lui guasto, per sempre. 


racconto di Serena S. Madhouse
Ottobre 2018




lunedì 1 febbraio 2016

ispirazioni: La Fiera delle Vanità

Il bello di un blog è il senso di libertà. La libertà di lasciarsi ispirare da un libro (lettura estiva delle scuole superiori) e da vecchi ritagli di riviste di moda anni '90. Per la verità anche da un film, uscito nel 2004, periodo in cui il cinema ha attinto a piene mani da certi classici della letteratura inglese.
(Buon )viaggio nel tempo in cui Napoleone era già materia di studi scolastici e grande ispiratore della moda maschile, in cui le divise militari erano smontate e vendute, diventando il simbolo polveroso dei punk dell'epoca, i bohemien...
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The beauty of a blog is the sense of freedom. The freedom to be inspired by a book (summer reading high school) and from old clippings of fashion 90s magazines. For the truth even from a movie, released in 2004, a time when the cinema has drawn freely from certain classics of English literature.
(Good )trip in the time when Napoleon was already the subject of school studies and great inspirer of men's fashion, where military uniforms were dismantled and sold, becoming the symbol of dusty punk era, the bohemian ...



La Fiera della vanità è una testimonianza importante e chiara di un mondo che muore: il mondo che viene qui descritto alla fine del romanzo non esiste più. Byron è morto a Missolungi; Lord Brummel a Boulogne, completamente dimenticato. Il re è grasso ma illuminato. Il dandy è in coma e solo Oscar Wilde riuscirà a destarlo dal sonno profondo. 
Un mondo sciocco, variopinto, frivolo e divertente è morto.. Perché?!
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Vanity Fair is an important and clear testimony of a dying world: the world that is described at the end of the novel does not exist anymore. Byron died at Missolonghi; Beau Brummel in Boulogne, completely forgotten. The king is fat but enlightened. The dandy is in a coma and only Oscar Wilde manages to wake him from his deep sleep.
A foolish world, frivolous and fun is dead .. Why ?!


Grazie al "Reform Act" della riforma elettorale inglese iniziava un mondo più democratico, più giusto e, per qualcuno, meno allegro. 
Senza rivoluzioni, né drammi il nobile e l'ecclesiastico si accorgono dell'altra parte del mondo. 
Era finito il tempo di William Makepeace THACKERAY.
Lunga vita alla Fiera della Vanità!
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Thanks to the "Reform Act" of the English electoral reform begins a more democratic, more just and, for some, less cheerful.
No revolutions, no dramas noble and ecclesiastical realize the other side of the world.
It was finished by the time of William Makepeace Thackeray.
Long live the Vanity Fair!
immagini tratte da alcuni numeri di GLAMOUR degli anni '90
THACKERAY, figlio di un funzionario dell'East India Company, nasce a Calcutta nel 1811. Torna in Inghilterra nel 1817, durante il viaggio si ferma a sant'Elena dove vede l'imperatore Napoleone prigioniero (l'episodio lo ritroveremo anche nel romanzo).
Studia a Cambridge ma non si laurea.
Scrive articoli umoristici per il Punch. da qui ha l'ispirazione per i protagonosti dei suoi romanzi.
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Thackeray, son of an official of the East India Company, was born in Calcutta in 1811. Back in England in 1817, during the trip you stop to Saint Helena where he sees the emperor Napoleon prisoner (the episode I find again in the novel).
He studied at Cambridge but did not graduate.
He wrote humorous articles for Punch. from here it is protagonist of the inspiration for his novels.








DAVANTI IL SIPARIO
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"Quando il regista dello spettacolo siede sul palco di legno davanti al sipario, e guarda la Fiera, lo coglie un senso di profonda malinconia nel contemplare quel luogo chiassoso. C'è una gran quantità di mangiare e bere, di fare all'amore e battibeccare, ridere e piangere, fumare, imbrogliare, lottare, danzare e sviolinare: ci sono prepotenti che si fanno strada a spintoni, cicisbei che fanno l'occhietto alle donne, ladri che frugano nelle tasche degli altri, poliziotti all'erta, ciarlatani (altri ciarlatani, che la peste se li porti via!) che sbraitano davanti ai loro baracconi, zotici che guardano le ballerine tutte lustrini e poveri vecchi saltimbanchi imbellettati, mentre la gente dalle dita lievi lavora nelle loro tasche. Sì, questa è la Fiera delle Vanità: non è certo un posto morale; e neanche un posto allegro, anche se c'è una gran confusione. Guardate la faccia degli attori e dei pagliacci quando escono di scena; guardate Tom Fool che si toglie il cerone dalle guance prima di mettersi a cena con la moglie, e coi piccoli Jack Puddings dietro la scena. Fra poco il sipario si alzerà e lui si metterà a far capriole, strillando: "Come va la vita?".
     Non credo che un uomo dalla natura riflessiva, che passeggi attraverso un'esibizione di questo genere, si senta a disagio in mezzo all'allegria sua o di altri. Un episodio gentile o comicolo commuove o lo fa ridere qui o là: una graziosa bambina che spia il banco del panpepato; una bella ragazza che arrossisce mentre l'innamorato le parla e le sceglie un regalo; il povero Tom Fool, che dietro la scena mangia la minestra insieme alla famiglia, che luimantiene con le sue capriole; ma l'impressione generale è più di malinconia che di allegrezza. Quando poi torna a casa,  siede, serio contemplativo, non senza carità, mentre si dedica ai suoi libri e ai suoi affari.
     Non ho altra morale da aggiungere alla presente storia della "Fiera della Vanità". Certa gente considera le fiere immorali, e le evita insieme alla famiglia e alla servitù: molto probabilmente hanno ragione. Ma altre persone la pensano diversamente, persone di temperamento pigro, benevolo o sarcastico, e a cui piace magari passarci una mezz'oretta, guardando gli spettacoli. Ci sono tutti i tipi di scene: terribili combattimenti, grandiose e superbe cavalcate, scene dell'alta società e scene della più bassa; un po' di amoreggiamenti per i sentimentali e qualche scenetta leggera e comica; il tutto accompagnato da scenari appropriati e brillantemente illuminati dalle candele dell'Autore.
      Che altro ha da dire il Regista dello Spettacolo? Deve riconoscere la gentilezza con cui è stato ricevuto in tutte le principali città d'Inghilterra attraverso le quali è passato lo Spettacolo, e dove è stato favorevolmente menzionato dai rispettabili rappresentanti della Stampa pubblica, e dalla Nobiltà e dalla Buona Borghesia. L'imbonitore è fiero di sapere che i suoi Burattini hanno dato piacere alla migliore società dell'Impero. La famosa Marionetta Becky è stata giudicata estremamente flessibile nelle giunture e vivace sulle corde: la Bambola Amelia, anche se ha avuto una cerchia più ristretta di ammiratori, è stata decorata e abbigliata con la più grande cura dell'artista: il Personaggio Dobbin, anche se apparentemente goffo, balla però in modo molto divertente e naturale: a qualcuno è piaciuta la Danza  dei Ragazzini; vi pregiamo di osservare la riccamente abbigliata figura del Cattivo Nobilaccio, per cui non si è badato a spese, e che il Diavolo si porterà via alla fine di questa singolare rappresentazione.
     E con questo, e con un profondo inchino ai protettori, il Regista si ritira, e il sipario si alza."

Londra, 28 giugno 1848
W.M. Thackeray
     

venerdì 30 ottobre 2015

VAMP-ira (e altre storie...)

madhouse autoproduzioni2007


Di notte muto e mi trasformo. Non è esattamente il genere di vita che avrei desiderato vivere: ma non so resistere al mio istinto auto celebrativo. La mia specie – ormai in estinzione – è nettamente superiore alla vostra, lo è sempre stata, in un modo o nell’altro anche voi ne siete stati sempre consapevoli…

Guardate come brillano le mie unghie affilate, potete sentire la loro resistenza, la loro violenza. E le mie gambe sono agili come quelle di una gazzella, salde come quelle di un’elefantessa: ma non è per correre nella savana che sono stata creata!

Preferisco camminare per le strade luminose di Parigi, confondermi alla folla e ai suoi irresistibili profumi chimici, perdermi nel riflesso della vetrina di Hèrmes. Ma esiste anche ben altro… I vicoli malfamati di Barcellona, i suoi luridi musicisti di strada, i nazisti che marciano silenziosi e divertiti per le viuzze strette, davanti a negozi strampalati… Muri di pietra, quasi caverne preistoriche, scarpe di vernice nere anni’20… E poi tra i maniacali fotografi giapponesi che affollano le piazze toscane… La turgida e sozza Pisa; la puttana codina Lucca e poi Firenze con la sua orribile parlata e tutto il resto… Il resto che non voglio raccontare…

Ho bevuto stanotte, mi sono ritrovata ingorda in una notte in cui mi ero promessa l’astinenza… Ho strappato via a morsi la vita di chi detestavo, il sapore marcio del sangue di gente che non sa vivere, a malapena ha imparato a respirare, a camminare.

Io muoio ogni volta e rinasco. Non chiedo perdono. Non sono fiera di me. Spero solo che la notte finisca prima che la sete si faccia di nuovo sentire. Avvolgermi in quel divino cappotto Ralph Lauren… Dimenticare per un giorno la sostanza dell’anima che mi tiene in vita nonostante, chiunque può confermarlo, la mia lapide tombale sia ormai vecchia di un secolo e mezzo…

Orribile creatura che fuma sigari cubani; che affolla i sogni degli adolescenti; che respira l’aria delle fogne e dei paradisi perduti; che prevede guerre e catastrofi che l’uomo s’impegna meticolosamente a incassare. Vestita di stoffe rare, mescolanza di epoche diverse, mistero più volte svelato… Io, che tutto posso. Io, che tutto conosco… Così dipendente dal vostro essere nulli, cadaveri inconsapevoli che accompagno alla premature fine.



Il vostro sangue, un tempo divino, è oggi un cocktail disgustoso, eppure continuo a morirne di desiderio, per poi rinascervi ubriaca e ancora assetata di qualcosa che ormai non esiste più se non nell’attesa…

Stavo vagando in questa piccola città, gli odori disgustosi del mattino e gli accenti fastidiosi degli stranieri ancora non disturbavano i miei sensi. Gente impegnata in stupide conversazioni virtuali. I miei polsi velati, le mie dita lunghe, candide, perfette, si muovono leste e impeccabili sulla tastiera. Riesco ad intravedere vari strati di impronte umane, lo troverei disgustoso se non fosse che la mia voglia stanotte è più potente…

parole di: serena s. madhouse 2007
madhouseautoproduzioni2008
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il sotto-post musicale
per una spaventosamente seria festa di Halloween ingrediente principale è la musica! 
 Per questo iscriveti assolutamente (altrimenti finirete nella mia sala delle torture!) al canale YouTube più fantasmagorico del momento, questo:

e lasciate ispirare dalla musica composta da Joe Natta e dai bellissimi, orrorifici video.
Spaventosa Visione 
a tutti!
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for a scary Halloween party the main ingredient is music!

  Why join now absolutely (otherwise you'll end up in my torture room!) To YouTube more phantasmagoric of the moment. This:







per informazioni su come acquistare l'album:




lunedì 8 aprile 2013

sunglasses after dark (mad fiction)


 

Di notte muto e mi trasformo. Non è esattamente il genere di vita che avrei desiderato vivere. Ma non so resistere al mio istinto autocelebrativo. La mia specie – ormai in estinzione – è nettamente superiore alla vostra, lo è sempre stata, in un modo o nell’altro anche voi ne siete stati sempre consapevoli…

Guardate come brillano le mie unghie affilate, potete sentire la loro resistenza, la loro violenza. E le mie gambe sono agili come quelle di una gazzella, salde come quelle di un’elefantessa: ma non è per correre nella savana che sono stata creata!

Preferisco camminare per le strade luminose di Parigi, confondermi alla folla e ai suoi irresistibili profumi chimici, perdermi nel riflesso della vetrina di Hèrmes. Ma esiste anche ben altro… I vicoli malfamati di Barcellona, i suoi luridi musicisti di strada, i nazisti che marciano silenziosi e divertiti per le viuzze strette, davanti a negozi strampalati… Muri di pietra, quasi caverne preistoriche, scarpe di vernice nere anni’20… E poi tra i maniacali fotografi giapponesi che affollano le piazze toscane… La turgida e sozza Pisa; la puttana codina Lucca e poi Firenze con la sua orribile parlata e tutto il resto… Il resto che non voglio raccontare…

Ho bevuto stanotte, mi sono ritrovata ingorda in una notte in cui mi ero promessa l’astinenza… Ho strappato via a morsi la vita di chi detestavo, il sapore marcio del sangue di gente che non sa vivere, a malapena ha imparato a respirare, a camminare.

Io muoio ogni volta e rinasco. Non chiedo perdono. Non sono fiera di me. Spero solo che la notte finisca prima che la sete si faccia di nuovo sentire. Avvolgermi in quel divino cappotto Ralph Lauren… Dimenticare per un giorno la sostanza dell’anima che mi tiene in vita nonostante, chiunque può confermarlo, la mia lapide tombale sia ormai vecchia di un secolo e mezzo…

Orribile creatura che fuma sigari cubani; che affolla i sogni degli adolescenti; che respira l’aria delle fogne e dei paradisi perduti; che prevede guerre e catastrofi che l’uomo s’impegna meticolosamente a incassare. Vestita di stoffe rare, mescolanza di epoche diverse, mistero più volte svelato… Io, che tutto posso. Io, che tutto conosco… Così dipendente dal vostro essere nulli, cadaveri inconsapevoli che accompagno alla premature fine.



Il vostro sangue, un tempo divino, è oggi un cocktail disgustoso, eppure continuo a morirne di desiderio, per poi rinascervi ubriaca e ancora assetata di qualcosa che ormai non esiste più se non nell’attesa…

Stavo vagando in questa piccola città, gli odori disgustosi del mattino e gli accenti fastidiosi degli stranieri ancora non disturbavano i miei sensi. Gente impegnata in stupide conversazioni virtuali. I miei polsi velati, le mie dita lunghe, candide, perfette, si muovono leste e impeccabili sulla tastiera. Riesco ad intravedere vari strati di impronte umane, lo troverei disgustoso se non fosse che la mia voglia stanotte è più potente…



Lascerò questo mio monologo a voi, piccoli esseri intimoriti, con certezza posso affermare che tra di voi si nasconde il mio prossimo pasto. Salutate la vita… Non tremate, non temete…

Il mio bacio è letale ma piacevole come una colata di miele nella vostra gola. Affidatemi la vita senza alcune paura. Non ve ne pentirete….

scritto da
serena s. madhouse(primavera 2oo7)
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il sotto-post vampirizzato 

 L'incontro con il vampiro ci strappa sempre qualcosa, un po' di sangue o di presunta innocenza: ma il vampiro, la vampira è dietro gli angoli della via sotto casa, sul pianerottolo, nelle pagine del giornale che stiamo leggendo, e soprattutto, come ombra o doppio vorace vanamente riflesso dagli specchi, in noi stessi.
Franco Pezzini "Cercando Carmilla-La leggenda della donna vampira" ANANKE

demon flower di  
 ..in sacrificio per te..    MadHouse Autoproduzioni






demon flower di



nel mio boudoir...    MadHouse Autoproduzioni
foto tratte da "DEMON FLOWER2008"
zingarella in demon flower di

I believe in instability

  Anche se in questi mesi i giorni belli, immersi nel verde a camminare e camminare non sono mancati, così come i bei ricordi che rimarranno...